Il Tirreno

Un sorriso per i bambini  

Un sorriso per i bambini  

Cresce il numero e l’attività degli OliverNauti nel reparto di pediatria

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CECINA. Una camera d’ospedale, una bambina e una famiglia. La paura, lo smarrimento. Poi all'improvviso la porta si apre ed ecco che spuntano un grosso naso rosso, un camice colorato e una faccia buffa. Sono loro, i clown di “Oliver accende un sorriso” onlus: la loro missione è donare un sorriso ad ogni bambino. Una splendida luce negli occhi hanno Chissà e Marameo quando raccontano quello che fanno insieme ad altri 16 OliverNauti, così si chiamano, da dicembre dello scorso anno per i bambini ricoverati nel reparto di pediatria dell'ospedale di Cecina e nell'ambulatorio delle vaccinazioni. «Il vero regalo lo fanno i bambini a noi quando ci sorridono», dicono.
Chissà: segni particolari naso rosso e un camice bianco colorato da una barca tra le onde azzurre e un bel sole giallo. «Ogni volta è un'emozione nuova», racconta Paolo Badino, pensionato, Chissà per la sua carta d'identiclown. «Quando indosso quel camice dimentico chi sono e il mio unico pensiero è regalare ai bambini un momento di gioia. Certo c'è sempre la paura di sbagliare (e il suo nome Chissà nasce proprio da questa insicurezza, ndr) ma questa esperienza mi permette di confrontarmi con gli altri e con me stesso. I bambini sono una fonte enorme di gioia, danno tutto in maniera spontanea e semplice e questo permette a noi di crescere e imparare».
È lo specialista dei palloncini, percorre la corsia dell'ospedale col suo magico trolley di Minnie e sul suo camice porta i disegni delle sue bambine - le sue prime sostenitrici -: è Marameo, Massimiliano Fantacci, libero professionista. «Il mio amore per i bambini mi ha spinto ad intraprendere questo speciale percorso di diventare clown - dice -: con i miei palloncini costruiamo mondi magici dentro ai quali riescono ad entrare anche i genitori». E sottolinea: «Quando siamo clown, siamo la parte più vera di noi». Ma come riescono ad essere “solo” Chissà e Marameo, portatori sani di sorriso? «Certamente non è facile, a volte si possono vivere situazioni difficili ed emozioni forti, ma quel naso rosso è il nostro schermo protettivo». E aggiungono: «A monte c'è un'intensa preparazione e un profondo percorso che ognuno di noi clown fa attraverso le proprie emozioni e il proprio vissuto; poi fondamentale è la fiducia che si crea con il proprio partner». La forza di ogni clown sta infatti proprio nel partner che gli sta accanto. Ce lo spiega Eleonora Santini, clown Distrattina (Distry per gli amici), responsabile del progetto che proprio in queste settimane ha formato un nuovo gruppo di OliverNauti che presto si unirà a quello già esistente. «Non ci si improvvisa clown - dice -: dietro a quel naso rosso c'è un mondo di magia e di emozione che ognuno di noi, ogni clown, costruisce dentro di sé attraverso un percorso fatto sì di improvvisazione, teatralità, giocoleria ma anche di conoscenza di se stessi e degli altri, di condivisione, per costruire un solido rapporto di fiducia e di coesione del gruppo». E precisa: «In ospedale non siamo mai soli, abbiamo sempre accanto la spalla del nostro partner e su quella sappiamo di poter contare».
«Un naso rosso per accendere un sorriso, la clown-terapia nel reparto di pediatria, è il nostro progetto principe», commenta emozionato Giovanni Pellegrinetti, presidente della onlus Oliver accende un sorriso. «Gli OliverNauti stanno crescendo e spero che presto tanti più bambini ricoverati potranno ricevere in dono un sorriso. Siamo molto soddisfatti dei risultati che in soli due anni abbiamo ottenuto ed i tanti progetti che, grazie all'aiuto di chi ci sostiene, abbiamo realizzato e continueremo a realizzare per i bambini».
Ramona Bini

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