Il Tirreno

Le ruspe liberano la spiaggia rimosso il divano 

di Elisa Pastore
Le ruspe liberano la spiaggia rimosso il divano 

Intervento congiunto di Comune e Capitaneria Tolta anche la barca insabbiata nella battiglia

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VADA. Tredici lunghi giorni. Tanto è servito per avere le necessarie autorizzazioni e per rimuovere le carcasse delle due vecchie imbarcazioni segnalate dal Tirreno lungo l'arenile della Bucaccia: una sorta di divano (un grosso pezzo di gommapiuma coperta di plastica) e la chiglia di una barca. Ambedue oggetti affiorati con il passare del tempo, tra le dune di sabbia e lungo la battigia.
Rifiuti a cielo aperto che deturpavano la spiaggia. Da qui la campagna del Tirreno per ottenere la rimozione degli oggetti dall’arenile di Vada. Una campagna che è andata avanti per tredici giorni, durante i quali sulle pagine del giornale abbiamo fatto presente quanto la presenza dei detriti sulla spiaggia di Vada fosse negativa dal punto di vista ambientale e anche per l’immagine turistica della zona.
Ieri mattina, dopo una campagna di sensibilizzazione durata due settimane, i rifiuti sono stati rimossi. Portati finalmente via dopo l'intervento al quale hanno preso parte i tecnici del servizio manutenzioni e dell'unità organizzativa ambiente del Comune, il comandante Natalino Bono ed un ufficiale della Guardia costiera di Vada. In circa due ore, grazie al mare calmo e ad una bella giornata di sole, nella prima mattina di ieri il mezzo escavatore ha liberato la Bucaccia dai vecchi scafi. Prima dai grossi pezzi di gommapiuma ricoperti di plastica - lunghi circa un metro - incastonati tra la duna e poi dal relitto di una vecchia imbarcazione in vetroresina che, immerso totalmente nella riva, fuoriusciva soltanto durante la bassa marea. Relitti sepolti forse da decine di anni tanto che, per entrambi, il materiale si è praticamente sgretolato al semplice contatto con il mezzo meccanico.
Un'occasione, inoltre, per svolgere un più ampio intervento di pulitura della spiaggia diventata una sorta di discarica a cielo aperto. Con ogni genere di rifiuto abbandonato, da piccoli pezzi di vetro a grossi pali di ferro arrugginiti che, fino agli anni '90, venivano utilizzati come ormeggi estivi per le barche sia dai residenti di Vada che da molti turisti. Una specie di porticciolo "fai da te" usato per circa 30 anni. Ma anche pali di legno massiccio - residui, probabilmente, di una vecchia palafitta - oltre ad un grande "corpo morto" in cemento con catene (utilizzato in passato come ennesimo ormeggio per le imbarcazioni). Tutti residui ingombranti e spesso pericolosi, visibili ad occhio nudo nonostante la zona della Bucaccia faccia parte di una riserva biogenetica. Magari ancora non tutti riportati alla luce dalle mareggiate. Forse sepolti ancora in battigia o direttamente in mare dal momento che il fenomeno dell'erosione, negli ultimi anni, si è mangiato decine e decine di metri di sabbia.
Dove infatti oggi c'è la spiaggia in passato era tutta pineta. La conformazione del litorale era completamente differente. Praticamente irriconoscibile. Lo confermano, ad esempio, i grossi pezzi di cemento che fanno capolino dal mare: resti di un vecchio bunker tedesco. Un'erosione che prosegue inesorabile facendo affiorare ogni genere di rifiuto. Tra questi, appunto, lo scheletro della vecchia imbarcazione tra le dune. Lasciato ieri mattina dall’escavatore, assieme agli altri materiali, nell'adiacente area di sosta per essere poi prelevato e smaltito dalla Rea. «Siamo intervenuti in modo risolutivo - ha spiegato l'assessore all'ambiente Daniele Donati - rimuovendo vari relitti e rifiuti che potevano destare allarme per la sicurezza dei cittadini e per la salvaguardia dell'ambiente. La maggior parte dei quali frutto di un'attività antropica che risale a circa 50 anni fa».
GUARDA IL VIDEO
DELLA RIMOZIONE DEL DIVANO
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