Il Tirreno

Un ospedale lasciato senza i primari

di Anna Cecchini
Un ospedale lasciato senza i primari

Sos di Forza Italia. Barabino: «Rianimazione senza dirigente da quattro anni, chirurgia da uno. L’Asl faccia i concorsi»

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CECINA. La qualità dei servizi è migliorata, per questo è fondamentale che vengano nominati i primari mancanti. A lanciare l’allarme è Forza Italia, attraverso il capogruppo Paolo Barabino, che insieme alla coordinatrice zonale Chiara Tenerini e ai consiglieri comunali Paolo Pistillo e Antonino Vecchio fa presente come sia assurdo che di quattro unità operative ospedaliere la metà non abbiano un dirigente. «A Cecina - chiarisce Barabino - abbiamo i primari del pronto soccorso e del reparto di medicina, ma da oltre un anno e mezzo manca il primario di chirurgia, da 4 anni quello di rianimazione. Nella pianta organica esistono i posti da Primario, allora si bandiscano i concorsi». La richiesta di Forza Italia deriva dall’osservazione dell’andamento delle attività all’interno della struttura sanitaria locale. «Non ci sono dubbi - spiega ancora il capogruppo Fi - che il primario di chirurgia occorra a Cecina, anche per garantire le urgenze e la ginecologia, che nel nostro ospedale, come noto, ha un punto nascita consolidato». Un allarme, quello della mancanza di primari, che nei giorni scorsi aveva portato il consigliere regionale Stefano Mugnai a presentare sul caso un’interrogazione.

Il timore di Barabino e colleghi è che «con scelte gestionali riguardanti l’ospedale, si arrivi pian piano a depauperare la struttura di molti servizi». Un impoverimento inaccettabile. «A Cecina - prosegue Fi - mancano le specialistiche che invece sono a Piombino (oculistica, otorino, urologia, servizi, dialisi h 24), tali medici potrebbero lavorare a giorni alterni in entrambe le strutture, ma non certamente i primari delle quattro unità operative complesse. La rete ospedaliera Cecina-Piombino dovrebbe servire a migliorare, implementare e rafforzare i servizi esistenti, non per depotenziarli trasformando le unità operative complesse in semplici o in mere sezioni senza il primario di riferimento in ogni ospedale; la rete non può diventare lo strumento per spartire unità operative e primari tra Cecina e Piombino, snaturando e depotenziando entrambe gli ospedali». Secondo i rappresentanti di minoranza «in questo modo gli ospedali si chiudono di fatto, nessuno metterà mai un lucchetto al portone, ma con le scelte gestionali si depotenziano i servizi, si inducono i primari capaci a valutare proposte professionali che provengono da altre realtà, si accentra verso gli ospedali cittadini a discapito di quelli della provincia, con cittadini di serie A ed altri di serie B. L'ospedale di Cecina è ancora una struttura che funziona e può funzionare, la dirigenza dell'Area vasta nord-ovest e la giunta regionale debbono creare i presupposti perché continui a funzionare e funzioni meglio, anche come centro attrattivo per dirigenti medici e pazienti». In questa ottica, quindi, diventa essenziale bandire i concorsi per i primari di Chirurgia e Rianimazione.

Più in generale, la paura dei rappresentanti di Forza Italia è che anche nella popolazione sia diminuito l’interesse per le sorti della sanità pubblica locale. «Ottimo il lavoro che veniva svolto dal Comitato pro ospedale di Don Reno - spiega Barabino - se non altro per tenere alta l'attenzione sul tema, occorrerebbe oggi un moto di orgoglio della cittadinanza e di quella dei Comuni che hanno a riferimento l'ospedale di Cecina, ed un organismo, trasversale, che potesse perorare in maniera forte e condivisa. La politica, con il sindaco Lippi, che in campagna elettorale si definiva "guardiano dell'ospedale", per primo, dovrebbe fare la sua parte».

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