Il Tirreno

«È una scuola dalla parte degli alunni»

di LINDA SORGENTE
«È una scuola dalla parte degli alunni»

La dirigente didattica delle Guerrazzi replica alle accuse della Lega nord

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La dirigente scolastica della Direzione didattica “F.D. Guerrazzi“ di Cecina interviene in merito all’attacco della Lega nord, che contesta il modello pedagogico del Senza Zaino, che la scuola attua ormai da diversi anni.

di LINDA SORGENTE

Partirei dall’assunto “Sulla pelle dei bambini non si scherza…”, proprio così a noi sta a cuore la persona dell’alunno, nell’unità e complessità delle sue diverse componenti e nella pluralità delle sue dimensioni di vita, sia come individuo che come cittadino. Il modello pedagogico del Senza Zaino è ormai consolidato (siamo ben lontani dalla fase della prima sperimentazione), i fondamenti pedagogico-didattici cui esso si ispira sono da ritrovarsi nella psicologia e pedagogia classica (Pestalozzi, Rousseau, Dewey , Montessori, Bruner, Vygotskij...). Esso è ben centrato sulle indicazioni nazionali per il curricolo, documento programmatico che se da un lato garantisce l’uniformità contenutistica, dall’altro a sua volta valorizza l’autonomia didattica, organizzativa, ma anche di ricerca, sperimentazione e sviluppo di cui oggi godono le istituzioni scolastiche, protagoniste attive e consapevoli anche attraverso progetti di ricerca e innovazione metodologica e disciplinare che realmente trasformano la scuola da scuola di tipo esecutivo in scuola pensante (art. 6 DPR275/1999). Il modello in questione rende l’alunno protagonista consapevole del proprio percorso di apprendimento, stimolandone l’iniziativa, la creatività, guidandolo all’acquisizione di quei traguardi di competenza che proprio le indicazioni nazionali prescrivono e che ciascun alunno deve maturare al fine di fronteggiare le “situazioni di vita tipiche della propria età” con un certo grado di autonomia e responsabilità. Ciò è reso possibile attraverso un modello innovativo come quello del Senza Zaino, poiché attua quello che da anni ormai suggerisce la ricerca didattica di stampo costruttivista e che il testo stesso delle indicazioni nazionali sollecita, vale a dire un ripensamento della didattica trasmissiva fondata sulla rigidità dei contenuti e sulla passività dello studente, a favore di forme di apprendimento cooperativo e laboratoriale centrate sul problem solving e sul problem posing, in grado di sviluppare competenze, ossia atteggiamenti che vedono gli alunni capaci di affrontare problemi attraverso le conoscenze e le abilità acquisite. Bisogna tener conto che il tradizionale impianto trasmissivo dei nostri saperi scolastici, se era in grado di suscitare motivazione intrinseca nello studente della scuola di una volta, non è più proponibile in un contesto da un lato sempre più eterogeneo socialmente e dall’altro molto più complesso, anche tenuto conto degli stili di apprendimento degli alunni e dei caratteri della società della conoscenza; un punto fermo è che non può esservi apprendimento significativo e durevole senza motivazione. Ebbene il Senza Zaino si fonda su un approccio globale al curricolo ispirato alla visione di un curricolo esperenziale e contestuale, sull’organizzazione dell’ambiente di apprendimento come “formativo”, un contesto accogliente, inclusivo, ben organizzato e attrezzato nel quale gli alunni trovano tutto ciò che è necessario all’apprendimento (di qui l’utilizzo dell’espressione senza zaino), uno spazio organizzato in aree di lavoro che implica il diretto coinvolgimento degli educandi nell’esecuzione, nell’uso dei materiali didattici avanzati o strumenti nel processo di apprendimento per scoperta e per costruzione, con particolare attenzione alla personalizzazione degli apprendimenti, all’individualizzazione degli obiettivi ed alla utilizzazione di strategie realmente inclusive. I tre valori dell’ospitalità, responsabilità e comunità sollecitano il rafforzamento dell’identità, la motivazione, la capacità di elaborazione critica e creativa, la relazionalità e socializzazione, poiché la scuola non è solo il luogo della conoscenza, ma anche quello per fare esperienza dell’altro, per sentirlo uguale nella differenza in un vivaio di relazioni umane e di solidarietà.

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