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DAI LEGHISTI SOLO IL MANTRA VUOTO SUL ’68
di SANDRO BETTI Occuparsi di quello che dichiarano i leghisti nostrani è un esercizio arduo perché incombe sempre la domanda: ma davvero la pensano così? L'ultimo esempio è Chiara Franchi che sul...
di SANDRO BETTI
Occuparsi di quello che dichiarano i leghisti nostrani è un esercizio arduo perché incombe sempre la domanda: ma davvero la pensano così? L'ultimo esempio è Chiara Franchi che sul Tirreno di domenica si scaglia contro il progetto "A scuola senza zaino" e contro l'assessore regionale Cristina Grieco che lo appoggia. Le motivazioni lasciano di stucco: questa idea sarebbe frutto della frustrazione per il fallimento del '68. Per gente come la leghista Chiara Franchi il '68 e i comunisti sono dei contenitori mitici in cui incanalare ogni assenza di argomentazione. Se lo possono permettere dato che conoscono il primo e il secondo solo di terza o quarta mano senza essersi mai presi la briga di studiarli in modo serio perché l'approccio culturale alle idee che combattono non rientra nella loro strategia. L'assessore Grieco è stata un'ottima insegnante nella mia scuola, un'ottima preside a Livorno ed è una stimata professionista, dunque non ha certo bisogno di essere difesa da me; ma soprattutto credo che, beata lei, nel '68 se non era ancora nata al massimo faceva l'asilo quindi è difficile oggi pensare possa avere quei rigurgiti che la giovane leghista le attribuisce, ripetendo a pappagallo i mantra di Salvini. La giovane padana di Cecina non sa nulla di scuola e, sospetto, poco anche di quello che c'è fuori della scuola. Però ha tempo, beata lei, e se si mette sotto può darsi che un giorno o l'altro riesca a dire o a scrivere qualcosa che abbia un minimo rapporto con l'oggi e la storia che lo ha prodotto.
(Ps: Nel '68 gli zainetti non li avevano ancora inventati.)
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