Il Tirreno

Ma il furbetto stanato resta nella casa popolare

Ma il furbetto stanato resta nella casa popolare

A Cecina la Finanza ha denunciato una famiglia che paga 12 euro al mese L’assessore Burgalassi: «Possiamo adeguare l’affitto ma non mandarli via»

2 MINUTI DI LETTURA





CECINA. Sembra un parodosso eppure è un caso di scuola: i furbetti stanati nei controlli sulla regolarità dell’assegnazione delle case popolari, sebbene denunciati, non possono essere mandati via. Un problema di leggi e regolamenti.

È successo pochi giorni fa: durante un controllo della Guardia di finanza è stata scoperta una famiglia di Cecina che, con un reddito di 44mila euro e otto auto di proprietà (anche se vecchi macinini) vive in una casa popolare pagando un affitto di 12,92 euro al mese. Con questo reddito, hanno spiegato dalla Finanza, la famiglia in questione avrebbe dovuto pagare a Casalp (l’ente case popolari della provincia) 418 euro mensili.

Peccato però che questi affittuari dal reddito truccato non perderanno la casa. Lo ha confermato la presidente di Casalp Vanessa Soriani. «L’Ente non può far decadere il diritto all’alloggio popolare. Questa responsabilità spetta ai singoli Comuni. Da parte nostra però facciamo tre cose importanti: segnaliamo le situazioni anomale alla Finanza, quelle accertate alle amministrazioni dove ricade l’immobile e infine addebitiamo in bolletta a chi ha presentato dichiarazioni mendaci il nuovo canone e la sanzione che deve versare all’Ente visto che in passato ha pagato meno del dovuto».

La conferma arriva dall’assessore al Sociale del Comune di Cecina, Lia Burgalassi. «Purtroppo in questo caso non possiamo togliere la casa popolare all’affittuario - spiega l’assessore - perché l’irregolarità non riguarda i requisiti per ottenere l’assegnazione dell’alloggio, ma il pagamento del canone d’affitto. La denuncia fa scattare una multa e il recupero dei canoni arretrati secondo la quota regolare dovuta, di 418 euro mensili. Ma per rivedere l’assegnazione dovremo aspettare il prossimo bando, quando saranno aggiornati i requisiti».

Gli accertamenti della Finanza, su tutta la provincia di Livorno, hanno riguardato le autocertificazioni presentate nel 2013 (relative ai redditi dell’anno precedente) per il calcolo del canone di affitto dovuto per l’anno 2014. Due persone sono state denunciate in concorso tra loro alla Procura della Repubblica di Livorno, avendo superato l’importo indebito di 4mila euro previsto dalla legge come soglia di rilevanza penale, mentre altre 34 sono state destinatarie di sanzioni amministrative per oltre 58mila euro, pari al triplo dell’illegittimo beneficio conseguito, oggetto, tra l’altro di segnalazione alla Prefettura. In particolare, sono stati riscontrati 29 casi di autocertificazioni con l’indicazione di redditi (riconducibili all’intero nucleo familiare dell’assegnatario) pari a zero, a fronte, invece, di sette situazioni reddituali ufficiali superiori a 15.000 euro.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

L'approfondimento
Bolkestein

Spiagge, indennizzi: così verranno risarciti i balneari che perdono le aste – Come si calcola il valore da rimborsare

di Matteo Tuccini