Un seme di creatività per rigenerare il paese
Dal Centro di solidarietà Monica Cruschelli un esempio virtuoso da seguire Verucci: «Riace si è rivitalizzato puntando su un’accoglienza controllata»
CASTAGNETO CARDUCCI. Un seme di creatività. Il coraggio di sperimentare. Rivitalizzare il borgo di Castagneto Carducci portando per esempio casi in cui la famigerata accoglienza dei profughi è possibile e praticabile, con vantaggio per la comunità ospitante e senza innescare guerre tra poveri, isterie xenofobe o speculazioni truffaldine. È consapevole dell’azzardo Grabriella Verucci, vicepresidente del Centro di solidarietà Monica Crischelli, l’associazione di volontariato con sede a Donoratico che si occupa di insegnamento dell’italiano a stranieri, commercio equo, conoscenza e il dialogo fra le culture. «Con equilibrio può essere fatta una politica inclusiva – dice Verucci, che la mattina del 10 marzo ha deciso di incontrare i giornalisti del Tirreno al bar Black e White di via Vittorio Emanuele –, prendendo atto che il futuro sarà sempre più legato all’accoglienza dei migranti».
Un borgo solidale e “glocal”, in cui cittadini di ogni parte del mondo contribuiscono a far rivivere la comunità locale. «L’esempio più noto in Italia è quello di Riace, paese nell’entroterra calabrese, dove da vent’anni il borgo è tornato a vivere e ripopolarsi attraverso l’integrazione dei profughi, con un’accoglienza organizzata», dice la vicepresidente del Centro di solidarietà Monica Cruschelli. Un esempio che non può essere un modello. «Ogni realtà è unica, ma può servire per stimolare la creatività».
La misura separa l’utopia dalla concretezza. Il sindaco di Riace, Domenico Lucano, nel 2010 si è piazzato al terzo posto come miglior sindaco del mondo, con la motivazione di essere un “Gandhi dei nostri tempi”. Per il regista Wim Wenders “la vera utopia non è il crollo del muro di Berlino, ma quello che è stato fatto a Riace”. «Sarebbe sufficiente creare le condizioni affinché le persone trovino conveniente venire a vivere nel borgo dove ci sono molte case sfitte, con una politica in grado di tenere bassi i canoni di locazione – spiega Verucci –. Favorire l’insedimento di giovani coppie e di famiglie di stranieri, che sono quelle che fanno i figli, può consentire di rivitalizzare il paese, dagli esercizi commerciali ai servizi».
L’esperienza del Centro di solidarietà al fianco degli stranieri è di lunga data. «La resistenza ad affittare le abitazioni a famiglie o persone straniere c’è ancora e ignorarla significa lasciare che questi finiscano per rivolgersi agli interlocutori sbagliati – sostiene la signora Gabriella –. Donoratico in questo è un esempio emblematico, e la situazione ha oggi una dimensione che la rende un problema di non semplice soluzione. La nostra è una proposta di equilibrio. Siamo consapevoli che non può essere la soluzione di tutti i problemi. Si tratta di governare un fenomeno che è già presente da anni sul nostro territorio».
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