Il Tirreno

Il paese si sta svuotando «Qui d’inverno è terribile»

Il paese si sta svuotando «Qui d’inverno è terribile»

I giornalisti a confronto con le persone che vivono e lavorano nel capoluogo Le loro proposte per ripopolarlo: «Il Comune sostenga chi resta aperto tutto l’anno»

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CASTAGNETO CARDUCCI. Niente slogan. Nessuna ricetta facile. Eppure, quelli che nel borgo vivono e lavorano qualche idea su come provare ad arrestare la spirale su cui si sta avvitando Castagneto Carducci ce l’hanno. Il dato ad effetto è in una fotografia sbiadita dal tempo: in 10 anni ha abbassato le saracinesche il 40% dei negozi. Altri hanno aperto, per lo più attività stagionali. In un paese che si è svuotato. La progressiva perdita di residenti è stato un processo lento. Silenzioso. Fino a quando i numeri non ne hanno messo in luce la portata. Eppure, in chi resta la convinzione che ne valga la pena è salda. Decoro. Viabilità. Scelte urbanistiche. Politiche commerciali. Servizi. Turismo. Sono almeno sei i fili con cui costruire la trama di un futuro possibile.

«Il paese è stato abbandonato, almeno non da noi che ci siamo nati – dice Monica Nannini –. Io ci sono cresciuta, prima era tutto diverso. La nostra famiglia continua ad investire, abbiamo aperto una attività di ristorazione che riprende il nome antico Vecchio forno revival bistrot, perché noi avevamo l’antico forno in paese. Era un peccato lasciare la serranda abbassata». Che aggiunge: «Le lamentele non fanno bene. Bisogna fare, agire. Certo è che servirebbe un progetto capace di coinvolgere tutti». Una voce tra le tante di chi ci crede quella della signora Nannini. «Non ci sono più i residenti che c’erano una volta, ma per ora il paese resiste – sostiene Gabriele Granchi –. Ci sono ancora attività e persone che hanno voglia di crederci».

LA PROSPETTIVA. «Non si deve parlare di crisi di commercio, ma di crisi complessiva – afferma Roberto Granatiero –. Che parte dallo svuotamento del paese, si è perso la centralità degli uffici, dei servizi. Le persone vanno ad abitare dove possono arrivare con le auto. Da novembre ad oggi il borgo era un deserto, è stato un inverno terribile. Non basta il teatro che finalmente funziona. Bisogna trovare i soldi per questo borgo, da investire su problemi mai risolti come i parcheggi e il rilancio del centro». Anche per Pierluigi Pinto la soluzione c’è se invece di fermarsi al commercio si guarda al potenziale turistico, a quel che c’è e a cio che manca. «Propongo di mettere la sosta a pagamento in estate, non è certo questa a scoraggiare i turisti e può garantire un minimo di entrate da investire nel borgo».

FUORI MERCATO. «Castagneto è bellissimo e turisticamente è molto vissuto e apprezzato – sostiene Mariella Tuci –. I commercianti non ce la fanno più con le tasse e i canoni d’affitto. Chi ha dei fondi vuoti abbassi i prezzi per dare la possibilità a chi vuole investire di sopravvivere. In estate non ci sono problemi, ma d’inverno con il borgo chiuso al traffico non si dà la possibilità a un residente che abita fuori di venire in paese. Quindi le persone vanno giù a Donoratico». Il caro affitti viene sottolineato anche da Rossella Lugioli. Che aggiunge: «Si deve ripartire dalle piccole cose. Manca l’amore per il paese. Le manifestazioni possono aiutare a richiamare la gente, ma all’organizzazione partecipano sempre le solite dieci persone. E poi serve tempo per ricreare l’abitudine a frequentare il borgo, che si crea a condizione che ci sia l’offerta».

IL CALENDARIO. «Due anni fa una gita in inverno è dovuta scendere a Donoratico perché non c’era un ristorante aperto». Parte da un esempio Renzo Lucchesi per sottolineare che «manca un minimo di organizzazione, anche per i turni delle chiusure. Le difficoltà economiche dell’amministrazione comunale non bastano a giustificare il senso di trascuratezza che si avverte nel borgo». In scia Rosella Biagioni: «Finché i commercianti non si uniscono è difficile che le cose possano cambiare. Gli esempi in positivo ci sono anche vicino a noi. Finché ognuno tira l’acqua al proprio molino si fa poca strada. Dal Comune mi aspetterei una spinta per stimolare chi sta aperto tutto l’anno e garantisce un servizio». Mentre per Mario Partipilo è un cane che si morde la coda: «Se non c’è gente è inutile aprire». La parrucchiera Elena Pantani: «Sono aperta da 33 anni. La crisi si sente perché chi non ha disponibilità economica rinuncia a farsi i capelli. Ho fatto tante modifiche, oggi lavoro su appuntamento». Mentre Lourdes Perdomo, titolare del bar Casalini: «Non c’è una visione condivisa del commercio. Il Comune dovrebbe intervenire, ma non lo fa da molto tempo».

IL NODO SERVIZI. «Anche gli uffici del Comune c’hanno tolto – si sfoga Adriana Innocenti –. Ci leverebbero anche il panorama». Angiolino Barsacchi sul calendario ha cerchiato il 20 marzo. «Il Monte dei Paschi era un’istituzione, ma il 20 di marzo chiudono l’agenzia. Il Comune poteva fare una riunione con i residenti e con una petizione potevamo provare a salvare lo sportello. Rimangono la Posta e la Banca di Credito cooperativo di Castagneto Carducci». Carla Francalacci ha scelto di percorrere la strada al contrario, da Donoratico sale nel borgo per aprire il suo negozio di alimentari, l’unico. «Sono qui tutto il giorno, tutti i giorni. In estate anche la domenica mattina. Da settembre ho anche la carne perché non c’è più una macelleria». Il dentista fiorentino Enrico Corrado nel fine settimana viene a Castagneto e garantisce il servizio negli studi della Misericordia. «Quando sono arrivato nel 2004 c’era più movimento. Faccio il dentista a chiamata, se dovessi venire appositamente non ne varrebbe la pena». Edi Pantani è castagnetana doc. Ora è in pensione, ma per tanti anni ha gestito una macelleria col marito. «Purtroppo si deve andare a Donoratico per ogni cosa - dice - qui i negozi sono pochi, il mercoledì pomeriggio se resti senza pane non sai dove comprarlo. E quelli che aprono sono costretti a chiudere... Cosa ci vorrebbe? Guardi piazza del Popolo, ci vorrebbe un po’ più di attenzione, di pulizia». Anche Renzo Acerbi, pensionato, punta il dito sulla mancanza di servizi, sulla trascuratezza. «Ormai a Castagneto ci sono solo anziani, i giovani se ne vanno».

QUESTIONE DI DECORO. «Il mio paese non era com’è oggi – dice Guido Morganti –. Le cause sono molte. Tra tutte il disinteresse sia dei castagnetani che di chi amministra. Che immagine diamo lasciando che l’erba cresca lungo le vie e a ridosso delle case? Sono le piccole cose che fanno quelle più grandi». Mentre Carlo Alberto Cecchetti punta il dito sulla maleducazione. «Da invalido trovo spesso il posto per la sosta riservato che è occupato, ma mancano i controlli. Poi arriva l’estate e in via Cavour spariscono i posti per i tavoli delle attività commerciali». Il farmacista Antonio Granatiero invita a fare un giro in zona Castello o al piazzale Belvedere. «Il decoro è un problema. L’altra questione sono i parcheggi che devono essere visibili, accessibili e devono esserci i percorsi per raggiungere il borgo in sicurezza. A giugno ci sono tre mesi e almeno i piccoli problemi di decoro possono essere risolti».

I TURISTI. «Le risorse del territorio sono belle e ben conservate – afferma Daniele Rosi –. Ma è fondamentale il ripopolamento legato alla residenza. In estate per fortuna ci sono tante persone, ma sempre di meno da qualche anno a questa parte». Tra le indicazioni quella di creare un punto informazioni turistiche, anche per far conoscere la programmazione degli eventi. Mentre a nome dei Socialisti Andrea Fatighenti lancia la proposta di mettere a un tavolo «amministratori e conti della Gherardesca per riaprire certe proprietà storiche, dal Castello alla Torre di Donoratico, la cui visita basterebbe a rivitalizzare il turismo e l’economia di Castagneto».

LA PIANIFICAZIONE. «Il borgo si è svuotato con la costruzione delle case nuove sulla via Nemorense, la cosiddetta collina della vergogna, e a Costa al Moro – dice Marino Pantani –. Ci dicevano che se non costruivano il paese sarebbe morto. Ma quelli che dal borgo sono andati ad abitare nei nuovi quartieri in paese non ci vengono, per loro è più comodo scendere a Donoratico in auto». Anche per Davide Fancelli per capire perché non c’è più gente si deve guardare «ad almeno 10 anni fa. Nel nostro piano regolatore non sono consentiti i cambi d’uso sotto i 65 metri quadrati. Il centro storico è vuoto. Mentre negli anni Novanta il movimento è stato all’inverso perché si potevano trovare piccole situazioni a misura e prezzo contenuti». Che aggiunge: «Vorrei aprire un piccolo ristorante a conduzione familiare, ma non riesco ad avere la Scia per cui questa estate non aprirò. A chi ha l’incoscienza di investire dovrebbero stendere i tappeti».

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