Sicurezza
Una diffida comunale segnò la nascita di via della Pinetina
La storia di Cecina. Dalle ciminiere dell’ex zuccherificio un secolo di economia, ricostruito da Ilio Nencini
di ILIO NENCINI
Tra le ciminiere rimaste silenti a Cecina, la più immediata a restituire la memoria di una storia industriale è quella dello zuccherificio; tale fabbricato fu costruito in una posizione strategica di fronte al mulino della Latta per utilizzare le acque del gorile in entrata e in uscita della lavorazione. Fu fondato dalla Società Anonima Etruria avente come capitale finanziario livornese, e con 1'approvazione dello Statuto costituente del 29 novembre 1899: lo scopo era di sottrarre a Pisa il vantaggio dell'economia maremmana.
La nuova fabbrica industriale, già durante la costruzione, si trovò a mettere in discussione il proseguimento dei lavori, causa il minacciato aumento della tassa governativa sulla produzione dello zucchero, che sottoponeva le fabbriche alla vigilanza permanente degli agenti di Finanza, i quali avevano l'obbligo di risiedere gratuitamente all'interno degli impianti produttivi, in base al Regio Decreto del 23 agosto 1883, n. 1583. L'intervento del Prefetto di Pisa fece esaminare al Governo il caso Cecina e, per scagionare 1'abbandono del progetto e una generale mobilitazione, con nuova legge del 1° marzo 1900, n.72, si fece modo di innalzare il coefficiente di rendimento sui sughi defecati delle lavorazioni. Un ulteriore inconveniente, che rallentò l'avvio della fabbrica, si manifestò con la diffida del Comune di Cecina rivolta alla Società Etruria, accusandola di aver circoscritto la recinzione dell'impianto industriale, con un tratto di strada pinetata, adibita a libero transito che, dalla via vecchia di Marina era diretta al mulino della Latta, e al cimitero.
Anche per questo motivo, l'intervento del Prefetto, col timore di conflitti sociali dovuti alla mancanza di lavoro, si fece promotore della pacificazione facendo sospendere l'ordinanza del sindaco, con decreto del 23 settembre invitando così gli abituali utenti ad usare altri percorsi stradali: quindi, per la stessa destinazione Latta - cimitero, nacque "via della Pinetina", distanziata ma parallela al precedente percorso (Archivio di Stato Pisa. Prefettura, 71, Inv. 30).
Con l'inaugurazione dello zuccherificio celebrata l'8 settembre antecedente, ed ora in attività con macchinari forniti dalla Germania, la direzione tecnica affidata ad un ingegnere olandese, e la direzione del gabinetto chimico ad un professore di Ferrara: l'inesperienza dei nostri coloni di coltivare la barbabietola, dopo due anni di attività zuccherina procurò grave perdita tra i possidenti, soprattutto a Bolgheri dai conti della Gherardesca, e tutto questo, portò alla chiusura e liquidazione della Società Etruria, con il trasferimento dello Zuccherificio nel bolognese. L'impianto industriale di Cecina, costruito su tre piani, aveva in tutto 20 vani, ed una superficie annessa di 62000 mq. ; con una occupazione fissa di 150 persone, e 1'impiego di 300 operai, vi si poteva lavorare sino a 4000 quintali di barbabietole ogni 24 ore, anche se i macchinari ne consentivano da 5000 a 6000.
Nel 1903 lo Zuccherificio di Cecina venne rilevato dalla Società Eridania di Genova, affin. ché si impedisse la concorrenza di altre società acquirenti: per evitare la chiusura prolungata della fabbrica, si apportarono nuove proposte nel 1911, tipo la destinazione ad officina dei carri ferroviari, utilizzando il binario deviato dalla Stazione.
Nel luglio 1915, fu invece esecutiva la sistemazione nella fabbrica abbandonata di un distaccamento del Deposito Allevamento Cavalli di Grosseto, con rispettivi addetti, in attesa della destinazione nelle zone di guerra. Successivamente, nel 1920, risultò vana la richiesta da parte del Comune di ridurre lo Zuccherificio in quartieri di abitazione, causa la mancanza di case a Cecina, poiché dal 7 gennaio 1919, era già in corso il passaggio della fabbrica dall'Eridania alla Società Anonima Oleum.
Così, in un contesto completamente mutato, il ripristino del macchinario, e 1'introduzione di nuovi metodi di lavoro in agricoltura, consentirono allo Zuccherificio di Cecina di riprendere la sua attività industriale, nel settembre 1923, spegnendosi definitivamente nel 1987, dopo fasi di sviluppo produttivo, e lotte in difesa del posto di lavoro.
(Ilio Nencini è uno studioso del territorio)
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