Il dolore
Come ti cambio il borgo con una piscina termale
Castagneto Carducci, la sorgente c’è ma per sfruttarla servono 3,5 milioni di euro Il geologo Muti: «L’investimento potrebbe ripagarsi nell’arco di cinque anni»
CASTAGNETO CARDUCCI. Chi vuole la prenda come una provocazione. Ma le condizioni per realizzare una piscina termale a Castagneto Carducci ci sono. Il giacimento di acqua a 60º C è censito nell’Inventario delle sorgenti geotermiche nazionali, che fa capo al Ministero dello Sviluppo economico. «Il pozzo presenta le condizioni per poter essere sfruttato». È quanto afferma il geologo Antonio Muti, castagnetano, presidente dell’Associazione Parchi geostorici, che carte alla mano alcuni anni fa ha messo sul tavolo un progetto di massima per dare forma all’intervento nel piazzale Belvedere. La soluzione torna d’attualità, semmai l’avesse perduta, per stimolare il borgo a ripensare il suo futuro. Un paese al bivio, come mostrano i dati della crisi che ha investito il tessuto commerciale, che fatica a creare le condizioni per respirare oltre l’estate.
«Castagneto sta morendo – dice Muti –. L’unico antidoto è un progetto culturale e ambientale capace di creare i presupposti per avere occasioni di lavoro nella bassa stagione». Che aggiunge: «La piscina termale pubblica potrebbe rappresentare un’attrattiva, un’occasione per tornare nel borgo al di là dell’estate. Ma il progetto è anche un invito a puntare sulle risorse di questo territorio».
La scelta del piazzale Belvedere non è casuale. Qui ci sono gli spazi sufficienti. E soprattutto una vista che abbraccia la costa da Bibbona a Populonia che fa bene al cuore. Una quinta d’eccezione, per un’offerta che potrebbe fare la differenza. Ma che a pensarla oggi mette in luce lo stato di degrado in cui versa uno dei luoghi simbolo del borgo. Il lato del piazzale a ridosso dell’abitato per buona parte è recintato. C’è il rischio di crolli. Ma il progetto di riqualificare l’area da anni slitta a quello successivo.
Quanto servirebbe per realizzare la piscina sfruttando la sorgente individuata a una distanza di 5 chilometri dal borgo? Stando ai costi d’investimento elaborati da Muti, in collaborazione con il collega Romagnoli, portare l’acqua calda in superficie, in quantità adeguata allo sfruttamento termale, richiede una spesa di 3,5 milioni di euro. «A questa somma va aggiunto il costo di esercizio, che consiste principalmente nel pompaggio e nella manutenzione del sistema di estrazione e reiniezione dell’acqua, che può essere stimato in circa 300.000 euro all’anno – sostiene il geologo –. Il profitto diretto dello sfruttamento della sorgente termale, assumendo una portata di 30 litri al secondo, lo possono valutare solo gli operatori del settore. Ma è evidente che ne beneficierebbero anche le attività del borgo». È certo, invece, il valore del “sottoprodotto”: il calore contenuto nell’acqua estratta. «Può essere utilizzato per il teleriscaldamento – conclude Muti –. Assumendo una temperatura di 60º C corrisponderebbe a circa 70 barili di petrolio al giorno che alle quotazioni attuali valgono 1,4 milioni di euro. La stima è che l’investimento venga ammortizzato in 5 anni».
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