Attenzione
De’ soda sisters, musica e zonzelle
Le tre artiste del gruppo agrifolk solvaino allo Zoa festival in Austria
ROSIGNANO. «Il progetto musicale De’ soda sisters è nato con l’intento di ridare importanza alla musica popolare toscana. Far arrivare il nostro divertimento e riuscire a portare avanti la memoria di un tesoro fondamentale per la nostra cultura». A parlare è Veronica, percussionista del trio “De’ soda sisters”, band tutta al femminile formata da tre ragazze di Rosignano Solvay: Lisa Santinelli, 36 anni, psicologa e cantante; Benedetta Pallesi, 28 anni, insegnante e cantante; Veronica Bigontina, 28 anni, florivivaista e percussionista. L’esperienza delle “De’ soda sisters” nasce e si sviluppa a Rosignano Solvay nel 2011. Qui le ragazze - inizialmente erano in quattro perché faceva parte del gruppo anche Giulia Verani - prendono a condividere la passione per la musica popolare, coltivando un progetto che da allora è cresciuto e le ha portate a suonare in tutta Italia e all’estero. Decidono di chiamarsi “De’ soda sisters” in omaggio alla livornesità, a Rosignano Solvay e a ciò che lo caratterizza: il bicarbonato e le sue spiagge bianche.
«Era il 2011 e da poco c’era stato un vero e proprio boom della pizzica salentina – racconta Benedetta – così ci chiedevamo se anche in Toscana ci fossero canzoni popolari. Abbiamo cominciato a cercarle, attingendo in gran parte al repertorio della cantante folk toscana Baterina Bueno e arrangiando i brani nel nostro particolare stile soda».
«Niente è deciso a tavolino - spiega Lisa - ma le prove seguono l’intuizione del momento. Le voci iniziano a seguire in modo spontaneo e istintivo armonizzando la melodia principale. Si improvvisa qualcosa con la chitarra, con le percussioni, con il mandolino e si aspetta che il pezzo venga da sé. E quando succede, ci si diverte davvero». Da allora, iniziano ad esibirsi in una lunga serie di spettacoli allestiti in piccoli spazi, teatri o festival d’arte di strada. Poi nel 2014, grazie ad un contest, arriva finalmente l’opportunità di incidere un cd. Nasce così il loro primo album “Stornelli da osteria, ballate contadine, serenate d’amore e filastrocche rivoltose”, tutto in stile “agrifolk”, come amano definire il loro genere musicale, perché, dicono, «sottolinea le nostre radici, la nostra passione per la ruralità e per le gioie della vita come la convivialità, la buona tavola, il vino, l’amore, che sono anche i temi delle nostre canzoni». E gli strumenti? Niente digitale o tecnologie avanzate, ma una chitarra, un mandolino, una cigar box, le voci e, questa è una loro peculiarità, alcuni strumenti percussivi ricavati da cucchiai, grattugie e tamburelli. Nel maggio 2016 esce il loro secondo album autoprodotto, dal titolo “Amore ribelle tra ficattole e zonzelle” perché, spiegano le sisters, «la pasta di pane fritta cambia forma e nome ma sempre pasta fritta è, e questo concetto è trasportabile all’essere umano e a tutto ciò che lo circonda: lingua, colore, idee..» Sempre a proposito di aneddoti culinari, anche lo scrittore e giornalista Stefano Andrini ha dedicato loro un capitolo del libro “I segreti della cucina toscana”. «A maggio parteciperemo allo Zoa festival in Austria, un importante rassegna musicale – concludono - il nostro sogno è continuare a scavallare l’Italia e portare la nostra Toscana in giro per il mondo».
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