Attenzione
Conforti lascia. Il Pd: «Basta scissioni»
Rotelli: «Renzi unico leader». Agostini: «Riacquistare il senso di comunità». Alla fine l’assemblea vota un documento comune
ROSIGNANO. Si va dai renziani ortodossi, come Paolo Rotelli, che non ha dubbi. La strada è segnata, l’ha tracciata Renzi, è lui “l’unico leader in grado di portare avanti un programma veramente riformista”. Ai simpatizzanti di Enrico Rossi come il capogruppo consiliare Luca Agostini (che però ha scelto di stare dentro e non seguire il governatore nell’avventura dei DP), che è critico con l’ex premier: «Il neoliberismo non è la strada». E chiede al partito di recuperare quel “senso di appartenenza” con cui i Democratici sono nati, senso smarrito in questi mesi. Alla fine, se non fosse per l’uscita annunciata di Leonard Conforti, ormai ex segretario della sezione di Castiglioncello, l’ultima assemblea dell’unione comunale Pd di Rosignano se ne sarebbe filata via senza sussulti. Fra chi riconferma fiducia a Renzi, chi, da sinistra, si avvicina a Orlando e chi se ne sta alla finestra in attesa del congresso.
Alla fine il segretario Francesco Bartalesi porta a casa un documento che riceve l’unanimità ed in cui si esprime “profonda preoccupazione per la frattura emersa a livello nazionale in cui esponenti del nostro partito hanno deciso di uscire ed intraprendere strade alternative alla nostra”.
«In maniera unanime critichiamo e consideriamo tale scelta profondamente sbagliata, non solo perché in un momento di grande fragilità del quadro internazionale, tutto ciò potrebbe indebolire il partito ed aprire la strada del governo a forze di destra reazionarie e populiste, ma siamo anche fermamente convinti che la pluralità e la diversità d'opinioni siano elementi fondamentali di arricchimento e di crescita del nostro partito che devono trovare la loro più alta espressione all'interno dell'imminente dibattito congressuale.
«Alla luce di un 2016 segnato dalla pesante sconfitta referendaria, a cui sono seguite le recenti dimissioni del Segretario Nazionale, il congresso del 30 Aprile si rende necessario ed urgente non solo per selezionare la classe dirigente del Partito Democratico, sperando che tale appuntamento non si trasformi esclusivamente in una prova muscolare di voti fra candidati, ma dovrà soprattutto essere un'occasione per riconnettere il nostro partito con una società in profondo e continuo cambiamento». «Il Partito Democratico è il più importante progetto politico degli ultimi vent'anni e queste sfide possono essere affrontate solo con un Pd forte ed unito, che riesca ad essere il perno di molti punti di vista differenti e plurali, ma pur sempre legati dal comune denominatore dell'essere parte di una grande comunità mossa da valori progressisti e riformisti, e soprattutto nell'essere consapevoli che ulteriori scissioni, sarebbero dannose, incomprensibili, ed imperdonabili». (a.r.)
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