Il Tirreno

Circolo Arci: voto, veleni e denunce

di Manolo Morandini
Circolo Arci: voto, veleni e denunce

Ad urne aperte una lettera di tre candidati, esponenti del Carc che chiamano il causa Pd. Il presidente va dai carabinieri

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CECINA. Scontro ad urne aperte. La miccia è la lettera ai soci del circolo Arci di San Pietro in Palazzi, dove dal 27 al 29 gennaio si vota per il rinnovo del direttivo, che porta la firma di tre dei tredici nomi in lizza per il rinnovo del direttivo: Lino Parra, Gianluca Marinai e Mariangela Nasillo. I tre esponenti della locale sezione del Partito dei comitati d’appoggio alla resistenza per il comunismo (Carc), chiamano in causa il Partito democratico che «ha in mano tutti i circoli». E ancora: «Di fatto non lascia alcuni spazio alla partecipazione, alla libertà di pensiero e di espressione». E sferrano un attacco all’attuale vita del circolo, che è autogestito dai soci. Il presidente uscente Eros Carlo Gorelli, giunto alla fine del secondo mandato e tra i candidati in lizza, quelle due pagine le ha portate sul tavolo del comando dei carabinieri di Cecina. «Si deve sapere quello che si scrive – afferma Gorelli –. In quella lettera ci sono passaggi che suonano come un oltraggio alla storia del circolo e per il sottoscritto. La lettera l’ho consegnata ai carabinieri ed è al centro di una mia denuncia».

Che il clima fosse teso nelle stanze di via Aurelia è confermato da più di una voce. È noto da settimane che nei locali della sezione Combattenti e reduci le discussioni per mettere insieme una lista di tredici nomi per il nuovo direttivo che sarà di nove membri non è stato semplice. Tra chi avrebbe voluto lasciare c’è anche chi ha dovuto fare un passo indietro. Nessuno però s’immaginava un epilogo del genere. Il direttivo che uscirà dalle urne rimarrà in carica per tre anni. Questi gli altri candidati: Cosetta Andolfi, Eugenio Baldi, Divo Baneschi, Alessio Vestri, Marcello Ferrini, Giulia Gorelli, Niko Lorenzini, Alessio Paternostro e Giacomo Paternostro.

«Il rinnovo si rende necessario non solo perché è scaduto il mandato, ma soprattutto perché, a fine dello scorso anno, parte del direttivo si è dimesso per problemi relativi alla gestione del circolo». Così Parra, Marinai e Nasillo. Di tutt’altro avviso il presidente uscente Gorelli: «Le dimissioni ci sono state a novembre, con un mese in anticipo rispetto alla scadenza del mandato di quattro dei tredici componenti del direttivo – afferma –. Nessuno ha lasciato contestando la gestione. Tra l’altro il circolo è aperto perché è autogestito dai soci, non avremmo i numeri necessari per poterlo dare in gestione. I Combattenti e reduci ci danno in comodato gratuito i 400 metri quadrati della sede e noi in cambio paghiamo le utenze e ci facciamo carico delle manutenzioni. In questi anni abbiamo rifatto i pavimenti, gli intonaci e gli infissi».

Per gli esponenti del Carc la realtà associativa a Palazzi è ben diversa da quella dello spirito Arci. E citano attingendo dai principi ispiratori dell’associazione. «Promuovono ricreazione e cultura, buona socialità, qualità delle relazioni umane e degli stili di vita, cultura e pratica dei diritti, responsabilità e cittadinanza attiva». E dipingono la loro candidatura come un terremoto annunciato. «Qualcuno non ha apprezzato la nostra decisione di candidarci nel direttivo, ha cercato di osteggiarci mettendo cattive voci su di noi e dicendo agli altri soci di non candidarsi per arrivare a commissariare il circolo: tutto questo per evitare che tre compagni del partito Carc possano rendere concreta la definizione di Arci stessa». In tutto 250 soci, età media 84 anni, Gorelli non ci gira intorno: «Dentro al circolo non si fa politica, anche se la maggioranza di chi lo frequenta è orientato a sinistra. Quello che serve è un ricambio generazionale».

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