Italia
Morto dopo la caduta due indagati in Provincia
SANTA LUCE. Splendido il paesaggio ai lati della strada. Non proprio un tavolo da biliardo, però, l’asfalto che attraversa quegli scorci da cartolina. La suggestione anche cromatica della Provinciale...
SANTA LUCE. Splendido il paesaggio ai lati della strada. Non proprio un tavolo da biliardo, però, l’asfalto che attraversa quegli scorci da cartolina. La suggestione anche cromatica della Provinciale che da Orciano Pisano porta alla Pieve di Santa Luce si macchia del colore del lutto.
Un cicloamatore che il 28 giugno scorso era caduto mentre in compagnia di amici era impegnato in una pedalata mattutina, dopo essere finito in coma è morto a distanza di cinque mesi dall’incidente.
Ora la Procura della Repubblica ha aperto un’inchiesta sull’episodio iscrivendo sul registro degli indagati due tecnici della Provincia, residenti a Pisa e Cascina, con l’ipotesi di reato di omicidio colposo. L’obiettivo della magistratura è quello di stabilire un eventale nesso di causalità tra la caduta del cicloamatore e le condizioni del manto stradale.
Si chiamava Gino Mazzantini, 69 anni, residente a Stagno, il pensionato che all’improvviso venne sbalzato dalla sella della sua bici rovinando a terra. Un volo che a distanza di mesi si è rivelato fatale. Un decesso anticipato da un coma irreversibile con una lunga degenza all’ospedale di Cisanello.
Nella rianimazione del policlinico pisano Mazzantini era stato ricoverato subito dopo la caduta. Gli amici che erano con lui avevano capito subito la portata dell’incidente. E anche il medico a bordo dell’elisoccorso Pegaso con il quale il 69enne era stato trasferito a Cisanello.
Il fuori programma era avvenuto nei pressi della località "Le valli". Mazzantini aveva perso il controllo della bici finendo per battere con violenza il viso a terra. Una commozione cerebrale grave che gli aveva fatto perdere conoscenza. Non serve ascoltare le testimonianze degli amici per rendersi conto delle condizioni dell’asfalto. La linea di mezzeria sbiadita su una superficie innervata di crepe.
Piccole come venature che si diramano per tutta la carreggiata. Ma anche buche e dossi, crateri coperti qua e là con tappetini di bitume. Palliativi per tamponare una strada assegnata alla Provincia per proprietà e manutenzione. Che, tradotto nell’inchiesta, significa anche responsabilità verso terzi in capo a chi deve gestirla. Perché manutenzione fa rima con sicurezza.
Dopo l’episodio i residenti di Orciano, Santa Luce e della Pieve avevano sottolineato con forza la necessità di riqualificare il manto stradale della Provinciale, soprattutto nel tratto dove Mazzantini era caduto. Secondo gli amici di pedalata, il pensionato non aveva più comandato la bici dopo essere finito con la ruota anteriore in una di quelle fessure di asfalto slabbrato. L’urto alla fine della carambola lo lasciò in coma. Mesi di agonia prima del decesso. E una domanda che da allora assilla i familiari e alla quale la Procura cerca di dare una risposta: Gino è morto perché la Provincia non ha garantito un’adeguata manutenzione alla strada?
Pietro Barghigiani
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