Toscana
Porto, la fine dei lavori con 10 giorni d’anticipo
San Vincenzo, i dubbi del gruppo d’opposizione As sui dati del collaudo «Ottanta sono i mesi di proroga concessi con giustificazioni incomprensibili»
SAN VINCENZO. Perplessi. Preoccupati. Allibiti. È un crescendo quello con cui i consiglieri comunali di Assemblea sanvincenzina descrivono il loro stato d’animo nel leggere le carte del collaudo tecnico-amministrativo del porto turistico realizzato e in concessione alla Marina di San Vincenzo Spa. «L’entrata per il Comune, derivante dalle penali per la costruzione del porto, sarebbe potuta essere milionaria, se il ritardo di sei anni nella consegna dei lavori fosse stato effettivamente accertato».
La sintesi è in uno scarto di date e di giorni. «Ottanta sono i mesi di proroga concessi dai collaudatori con giustificazioni che paiono incomprensibili – affermano Paolo Riccucci, Fabiana Boccini e Francesco Battini –. Con questa proroga, alla fine dei lavori, non solo risulta che la società concessionaria ha consegnato il porto in tempo, invece che in ritardo di 6 anni e mezzo rispetto al 2009, ma addirittura con 10 giorni di anticipo».
Dalla ricostruzione delle carte messe a punto dalla terna di ingegneri incaricata del collaudo, il venturinese Mario Niccolai (ingegnere capo) e due livornesi Mauro Versoni, esperto in opere marittime, e Vasco Antonelli, esperto in impianti, i consiglieri di As evidenziano che «il lavoro del concessionario è durato 9 anni e 6 mesi, nei quali ha potuto lavorare solo 3 anni e ha riposato per ben 6 anni e mezzo a causa di sospensioni dei lavori, che non sappiamo bene da chi siano state concesse e per quali motivazioni». E tirano le somme: «Le sospensioni dei lavori corrispondono a 2.403 giorni che guarda caso pareggiano i 2.393 giorni di ritardo della fine dei lavori sul termine contrattuale».
Sulle sospensioni «i punti oscuri e poco chiari sono molti: non si capisce quali siano le gravi e inderogabili motivazioni per cui sono state concesse. Non si comprende, salvo in una, da chi siano state concesse; non si sa o non si dice sulla base di quali verbali di sospensione firmati da chi e in che data. Non si dice se durante questi nove lunghissimi periodi di sospensione, durati sei anni e mezzo, i lavori siano stati effettivamente e totalmente sospesi o soltanto rallentati o parzializzati». E concludono: «Il consueto e assordante silenzio dell’amministrazione fa pensare che da parte di chi amministra l’interesse pubblico ci sia la volontà di non infastidire troppo i grossi imprenditori. Chiediamo all’amministrazione di assumere una posizione ferma e chiara nell’interesse del bene pubblico: ci devono dire se accettano o meno le cifre del collaudo e se invece anche a loro, come a noi, non tornano, che si faccia chiarezza subito, che con coraggio ci si schieri dalla parte dei cittadini».
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