Il Tirreno

Musica e luci per regalare pensieri leggeri

di ANNA CECCHINI
Musica e luci per regalare pensieri leggeri

di ANNA CECCHINI Una maglia blu. A maniche corte, perché per farsi attraversare dalla musica bisogna sentirsi liberi. Il corpo deve essere sgombro, un ultimo ponte di muscoli e concentrazione tra le...

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di ANNA CECCHINI

Una maglia blu. A maniche corte, perché per farsi attraversare dalla musica bisogna sentirsi liberi. Il corpo deve essere sgombro, un ultimo ponte di muscoli e concentrazione tra le luci del mixer e il popolo di mani che oscilla davanti alla consolle. E con poche occhiate chiede di divertirsi. Spera che quella sequenza di canzoni, incastrate ad arte l'una nell'altra, sia un fiume di sana leggerezza in cui navigare senza che i pensieri pesanti del giorno affollino la mente. Lo chiede al dj, una sorta di guru che governa la notte. «Bisogna essere un po' psicologi, saper interpretare le sensazioni di chi hai davanti». Matteo Franchini, classe1974, fa il disk jockej da una vita. «Con il mio babbo da piccolo ascoltavo tanti vinili, in casa c'era sempre musica», ricorda. Ha cominciato a 14 anni mettendo dischi alle festicciole di compleanno. E non si è più fermato: ci sono stati dieci anni al Ciucheba, poi l'Astragalo, il Papagayo, Le Spianate. E, finita l'epoca d'oro in cui la zona era attrattiva anche per il divertimento notturno, intrattiene i giovani - di tutte le età - nei pochi locali sulla costa.

Il divertimento notturno non è un gioco, va organizzato. Non c'è solo la ricerca della musica, di tracce sempre nuove da ascoltare e riascoltare per capire come inserirle nel fiume di note da mixare dopo il tramonto. L'attività più difficile è aggregare la gente, invogliarla a programmare un'uscita. «Ogni giorno passo due ore su internet - spiega Matteo - per cercare le novità musicali sugli appositi portali, tipo Beatport. Questo è il divertimento del mio lavoro, poi c'è da richiamare le persone. Io faccio tutto, l'attività di pubblicità prima era più facile, bastavano volantini e locandine. Ora le serate si lanciano sui social. Sono un perfezionista e quindi preparo messaggi da postare su Fb, Instagram e Whatsapp». E poi c'è l'ora dell'aperitivo, quando il dj fa un giro nei locali per promuovere la serata alla vecchia maniera, tra battute, spritz e noccioline. «Le persone non lo immaginano - dice Franchini -, ma il divertimento è un lavoro serio». Una cena veloce e leggera, «e il tempo, indispensabile, per concentrarmi, perché ogni volta prima di suonare ho un morso allo stomaco. Far divertire gli altri è anche una responsabilità».

È sabato sera e la prima tappa di Matteino, come tanti amici chiamano Franchini, è il bar Portovecchio, locale storico che lungo la vecchia Aurelia a Castiglioncello è sempre stato un punto di aggregazione. Matteo sistema i suoi mixer su una vecchia botte che fa da tavolo, e arrivano i giovani. «Negli ultimi anni - dice Gianluca Bellini, uno dei titolari -il bar è tornato ad essere un punto di ritrovo per i ragazzi, ma anche per i quarantenni. Si sentono come a casa».

Dopo le 23 comincia il divertimento. È una sorta di pre-notte, in cui i giovani fanno gruppo. Anna Rosati arriva con i suoi capelli corti e sbarazzini, tacchi d. orati e una pelliccia bianca. Abita qualche isolato a monte dell'Aurelia, ha 23 anni e studia psicologia clinica a Pisa. Con lei c'è l'amica Emma Turini, 24enne che oltre a studiare economia fa la food blogger. Anche lei vestita di tutto punto. Un saluto al dj, abbracci agli amici, e subito al bancone tutti insieme. Il locale si riempie e Matteo fa girare la sua musica. La cuffia indossata a metà, fra l'orecchio e la spalla destra, e gli occhi che oscillano veloci tra il mixer e la distesa di persone che entrano ed escono dal locale. «Devi capire se la musica va bene - spiega il dj -, ogni volta devi valutare l’anima della serata».

«La nostra uscita - spiega Anna - può finire anche qui, senza andare dopo in discoteca. Usciamo per fare due chiacchiere, ci raccontiamo cosa abbiamo fatto in settimana». Insomma sono giovani che voglio socializzare. «Certo qui - dice Luca Mazzamauro, che ha 28 anni e lavora per una ditta informatica - i locali dove incontrarsi dopo cena sono davvero pochi, mancano posti con pianobar e karaoke». Alessio Calvani, 35enne bagnino, spiega che il sabato sera è un'occasione per svagarsi mentre la musica scorre.

In attesa che abbia inizio la notte vera, quella che incrocia le luci dell'alba. C'è chi sceglie discoteche fuori zona e allora prima di mezzanotte si mette alla guida. Ma in molti casi il popolo del buio migra nei locali notturni della zona, che soprattutto in inverno sono davvero pochi.

Luogo cult del divertimento giovanile è la Barcaccina, sul lungomare di Vada: due sale, disk jockey noti e una vista mozzafiato sul mare. «Vengono adolescenti - racconta il titolare Andrea Cecchi - ma anche trentenni, perché trovano offerte musicali diversificate». Il sabato dopo le una Matteino si trasferisce qui. Passa la sua musica nella seconda parte della serata, fino a notte inoltrata. Ed è sulle piste della Barcaccina, che il divertimento si scatena. Buio, luci strobo a intermittenza e musica a tutto gas, che dalla testa invade le membra. E le trascina. Un fiume di braccia alzate che chiede in regalo al dj qualche ora di pensieri leggeri. Matteo fa dondolare questo mare di corpi fino alle quattro del mattino. «Se la serata è andata bene - termina - mi piace finire con il botto, una bella canzone che esplode. Poi magari vado a far colazione al bar». E, prima di andare a dormire, a giorno pieno, una sigaretta davanti alla baia del Quercetano, provando a tener quieta l'adrenalina ancora alta e pensando a "Pump up the volume", la canzone di M.A.R.R.S del 1987 che da giovanetto gli ha fatto capire quanto fosse bello farsi trascinare dalle contaminazioni della musica.

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