Il Tirreno

Gasperini, per la Lega da Cascina a Milano

Gasperini, per la Lega da Cascina a Milano

«Nessuna bocciatura ma una scelta per conciliare l’impegno politico con i miei studi universitari»

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CECINA. «Nessuna frizione. Ne stanno venendo fuori di tutti i colori, con Susanna Ceccardi ne stiamo ridendo insieme». Lorenzo Gasperini chiude così la vicenda che lo ha visto proiettato da studente universitario e consigliere comunale d’opposizione a Cecina alle stanze dei bottoni. Quelle del Comune di Cascina. Uomo di fiducia, 25 anni lui, della sindaca leghista, 29 anni lei, che ha avuto il merito di espugnare una delle fortezze rosse che per tradizione sono vicine a Enrico Rossi, governatore della Toscana. Un semestre come capo di gabinetto. Poi le dimissioni.

Dimissioni più volte evocate dal Pd che non ha mancato anche di recente di evidenziare alcune uscite sopra le righe per chi riveste un ruolo istituzionale. E stando alle voci di palazzo un modo per uscire senza il marchio di una bocciatura da un contesto in cui Gasperini è stato vissuto con più di un mal di pancia. A chi chiede conto non arrivano risposte. Sembrano averci provato in molti. Anche sui social con domande dirette ad assessori della squadra Ceccardi e sulla pagina Facebook “Pisa con Salvini”. Niente. La linea ufficiale è dimissioni per altro incarico. La spinta per fare di Cascina il laboratorio leghista per cui Gasperini si è buttato nell’avventura è già esaurita? «Continuerò a dare una mano – dice – anche se in modo più sporadico». E aggiunge: «Ho affrontato carichi di lavoro di tredici ore quotidiane senza giorni liberi. Avevo messo in conto che i miei studi sarebbero stati rallentati ma di fatto si sono interrotti».

Dal 15 dicembre non è più capo di gabinetto della sindaca Ceccardi. Lei saluta e lo ringrazia. Gasperini parte alla volta di Milano per fare il coordinatore federale dei giovani amministratori della Lega Nord. Ovvero? «Mi occuperò di coordinare tutti gli eletti under 30 nelle amministrazioni locali d’Italia, dai Comuni ai Consigli regionali – spiega –. Per esempio trasferendo nelle varie realtà iniziative come quella che stiamo portando avanti in Lombardia per l’abolizione del bollo auto».

È anche vero che passare da un incarico retribuito e di prestigio in Toscana a uno defilato nel partito e a titolo volontario per molti è un percorso a ritroso. Che puzza di soluzione a una bocciatura. «Non sono alla ricerca di denaro. Non me la sento di interrompere gli studi per 5 anni e ritrovarmi a trent’anni a doverli riprendere. Quello di capo di gabinetto è un incarico politico fiduciario, non si tratta di un percorso professionale. È un esperienza che quando finisce devi ripartire da capo». (m.m.)

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