Il Tirreno

Stipendi in ritardo e un licenziamento

di Manolo Morandini
Stipendi in ritardo e un licenziamento

Bibbona, scendono in piazza le dipendenti della cooperativa L’Agorà d’Italia che gestisce i servizi della Rsa Casa Fattori

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BIBBONA. I giorni si sono fatti settimane. Pesanti. E poi mesi. Dal 24 agosto non è più al suo posto di lavoro, cuoca all'interno della Rsa Casa Fattori alle dipendenze della Coop Agorà d’Italia. E non passa ora che non si dia pace. «L’azienda ha voluto dare un segnale ai dipendenti e lo ha dato con il mio licenziamento», dice Laura Fabbri. Annuisce il responsabile dell’Unione sindacale di base Giovanni Ceraolo. E con lui le dipendenti della cooperativa che la mattina del 5 dicembre si ritrovano in presidio di fronte al Palazzo comunale di Bibbona. «È stata da subito evidente la volontà discriminatoria e strumentale di questo gesto vergognoso da parte della Cooperativa – dice Ceraolo –. Chi parla e protesta va a casa».

Due ore di sciopero. Il primo nella storia lavorativa di queste signore che da anni provano a mettere buonsenso davanti alle loro ragioni e diritti di dipendenti. Ritardi nei pagamenti dello stipendio, anche di mesi. Forniture di prodotti necessari per i servizi che scarseggiano. La misura è colma. Così si sono fatte forza e vinta la paura portano in piazza i problemi della cooperativa che ha in gestione i servizi della Residenza sanitaria assistita (Rsa), con tanto di bandiere e presidio. Le dipendenti della coop nella Casa Fattori sono 17.

Nessuno slogan gridato nel megafono. Che resta spento, appoggiato su una panchina. Neppure il volantinaggio scatta. I bibbonesi ma anche i rappresentanti delle forze politiche locali non si fanno vedere. Ci sono solo le bandiere a dare un po’ di colore e uno schieramento di forze dell’ordine che farebbe pensare a ben altro clima. Poliziotti, carabinieri e agenti della municipale. Tanti se non più del gruppo dei manifestanti. C’è anche una volante della polizia a stazionare per tutto il tempo all’ingresso della Rsa.

«La nostra è una protesta responsabile, chi è potuto intervenire lo ha fatto perché è il suo giorno di riposo o perché lo sciopero non coincide con il suo turno – sottolinea una dipendente –. Dobbiamo anche tenere conto che non possiamo far mancare i servizi minimi garantiti per legge agli ospiti nella struttura».

Sul caso del licenziamento il sindacato ha fatto appello al Prefetto di Livorno attivando una procedura di raffreddamento. Risale alla seconda metà d’ottobre anche l’invio di una comunicazione urgente alla Rsa Casa Fattori, al Comune di Bibbona, alla Prefettura di Livorno e alla Direzione territoriale del lavoro, per i ritardi nel pagamento degli stipendi. «Il 30 di novembre ho avuto l’accredito di quello di settembre», sottolinea una lavoratrice. Questo il quadro. "Da mesi non riscuotono più lo stipendio con regolarità, nonostante l’ente Casa Fattori non sia indietro con i pagamenti alla cooperativa – afferma il sindacalista Usb –. Insomma, c’è un uso improprio dei soldi che l’ente paga a fronte dei servizi dati in appalto e non è giustificabile neppure che vi sia un ritardo nel pagamento degli stipendi». L’esempio. «Anche con i mancati pagamenti continuiamo a lavorare con il sorriso perché per noi le persone assistite vengono prima di tutto, anche delle difficoltà a pagare una bolletta o la rata di un mutuo». Ceraolo si fa interprete della richiesta delle lavoratrici: «Questa cooperativa prima se ne va da qui e meglio sarà».

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