La protesta
Costantino serra le file «Il Pd ha pareggiato»
Il coordinatore invita all’unità e stasera riunisce la segreteria del partito Tensione sui dissidenti del No: Argentieri chiede le dimissioni di Battini
CECINA. 49,7 contro 50,3: una partita tra Sì e No che per una manciata di voti (89) si è tradotta in una sconfitta dei renziani cecinesi. O di quello che resta al netto dei litigi: due i comitati promotori del Sì, che si sono mossi separatamente durante la campagna elettorale. Col risultato che Cecina è stata l’unica realtà della costa dove il No ha vinto, anche se in buona compagnia: da Livorno a Collesalvetti infatti è suonato l’alt a Renzi. Un quasi pareggio indigesto per il Pd cecinese, che già stasera riunirà la segreteria. E fa detonare malesseri mai sopiti in un partito diviso, che dopo aver macinato 4 segretari in 2 anni appena, per liberarsi dal commissariamento livornese si è affidato a un coordinatore ex socialista, politico navigato: Giuseppe Costantino. Tocca a lui calmare gli animi. Che già si agitano. Il segretario del circolo Guido Rossa, Edoardo Battini, dissidente dichiarato - ha votato per il No - non ci sta a sentirsi in colpa e lo dice a chiare note, difendendo la sua scelta di minoranza. Ma Vincenzo Argentieri lo rintuzza annunciando che chiederà le sue dimissioni in assemblea.
Scaramucce per ora, che Costantino cerca di tenere a bada invitando tutti all’unità. La sua analisi parte dal presupposto che il risultato nazionale, 40%, per chi come Renzi si esponeva solo contro tutti, con la fronda di D’Alema, Bersani & C., è più che buono. Del resto i voti ottenuti, oltre 13 milioni, superano il risultato delle europee 2014, anno dell’ascesa del premier (2 milioni in più di preferenze). Anche a Cecina il risultato non si discosta di molto dal 2014, dal 49,7 al 52,2: in numeri assoluti 7.912 voti contro 7.958. «Considerato che nel partito c’era chi appoggiava il No, dichiaramente - commenta Costantino - mi pare una sostanziale tenuta». Costantino sottolinea «la partecipazione straordinaria degli italiani al voto, indiscutibile affermazione della democrazia e della voglia di contare nella scelte fondamentali del paese. Ha vinto il No e la grande coalizione eterogenea dei partiti che lo sostenevano. Le dimissioni di Renzi sono state la diretta conseguenza del risultato delle urne, inevitabili e degne di un leader che sa prendere atto dell'espressione di voto popolare, e a Renzi va tutto l'apprezzamento per quanto fatto nella campagna referendaria. Con la sua ascesa al Colle - aggiunge - parte una nuova fase per il governo del Paese, e soprattutto per il Pd che avrà modo di confrontarsi nella direzione e a cascata nelle sedi locali». Alle porte c’è la battaglia per la segreteria nazionale, con la sfida di Enrico Rossi. Che già ieri invitava Renzi a farsi da parte.
«Anche Cecina ha avuto un’affluenza importante, raramente registrata», dice Costantino. E «il Pd locale ha avuto un risultato di sostanziale pareggio tra il Sì e No, quasi 8.000 voti, un dato che deve essere di stimolo per avviare la fase successiva. È doveroso ringraziare i quasi 8.000 votanti per la fiducia accordata, ed è necessario costruire un percorso unitario in cui le divisioni del Sì e del No all'interno del partito non hanno sponda alcuna per creare aree di appartenenza. La fase di analisi del voto - conclude - sarà propedeutica per avere uno scatto di reni, e per non rimanere impantanati nei meccanismi che portano a rinchiudersi all'interno: il must deve essere apertura, discussione, ma soprattutto lavorare per il bene di Cecina».
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