Il Tirreno

Due ore di ping pong, poi il consiglio

Due ore di ping pong, poi il consiglio

Apertura dei lavori bloccata, manca il presidente, la vice Farinetti esce dall’aula e a ruota abbandona anche Tovani

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CECINA. Lo stallo sfiora le due ore. Nella sala del Comune vecchio c’è un imbarazzo palpabile. Capannelli. Volti scuri. La maggioranza rischia di sbandare. All’appello manca il presidente del consiglio comunale Luigi Valori (in quota Pd) e la vicepresidente Rosanna Farinetti dei 5 Stelle non sente ragioni. «Quella di Valori è un’azione vigliacca, mi ha avvisato alle 21 della sera prima della seduta con un messaggio sul telefono che per impegni improrogabili non sarebbe stato presente – dice Farinetti –. Ho deciso che me ne vado e se vogliono le mie dimissioni non farò alcun problema. Mi si chiede di presiedere una seduta in cui sono relatore di 7 dei 15 punti all’ordine del giorno e soprattutto mi si vuole scaricare addosso la grana dell’ordine del giorno di Gasperini».

Qual è il nodo? Nella convocazione a firma del presidente Valori c’è anche l’ordine del giorno di Lorenzo Gasperini di Cecina insieme che recita “Parere negativo sulla riforma costituzionale Renzi - Boschi...”. La soluzione nonostante la defezione di Valori e Farinetti è nella lettera del testo unico degli enti locali. Sulla poltrona di presidente viene chiamato a sedere Francesco Gori (Pd) che è il consigliere del gruppo di maggioranza che ha riscosso il maggior numero di preferenze alle amministrative. Dai banchi si alza Pamela Tovani, capogruppo di Cecina civica: «Il consiglio è stato convocato ma non è presieduto nei termini dovuti. Me ne vado. Quella di Valori è una grave mancanza». Esce dalla sala anche Lorenzo Gasperini sulle note dell’inno d’Italia, salvo rientrare al momento della presentazione del suo ordine del giorno. Il numero legale c’è ed i lavori iniziano non senza difficoltà. I sette punti presentati dai 5 Stelle vengono rinviati.

Si alzano i toni per l'ordine del giorno presentato da Lorenzo Gasperini, e la pregiudiziale posta dal capogruppo Pd, Nicola Imbroglia, a seguito del parere espresso dal neo segretario comunale Lucio D'Agostino. Una divisione netta sull’interpretazione delle norme, alla base del parere negativo espresso del segretario, che vieta alle amministrazioni pubbliche di svolgere attività di comunicazione in campagna elettorale e referendaria (art. 9 della L.28/00), come se «qui fossimo in un talk-show e io non credo che questa assemblea – tuona Gasperini – si possa considerare un luogo di comunicazione pubblica. Invece di nascondervi dietro il segretario generale dovreste assumervi le vostre responsabilità». Nessun bavaglio, «anzi è stato fatto parlare – sottolinea Imbroglia – però la campagna elettorale non si fa qui». Del parere opposto il capogruppo di Forza Italia Paolo Barabino, che non rintraccia elementi «ostativi alla votazione» mentre non ha dubbi il capogruppo di Per Cecina Fabio Stefanini, «da sempre contrario ad affrontare questioni che vanno oltre Firenze», motivo per cui preferisce lasciare il suo posto e non partecipare ai lavori. Con 8 voti favorevoli e 3 contrari il consiglio mette il veto all’ordine del giorno. Un astenuto, Paolo Pistillo, su una pregiudiziale «che non segue regole precise, come detto anche in commissione. Di sicuro non c’è stato nessun bavaglio perché se ne parla da un’ora».

Compatta la maggioranza: «l’ordine del giorno è inutile, visto che il 4 dicembre tutti gli elettori sono chiamati ad esprimere il proprio voto. Inoltre – sottolineano il sindaco e il consigliere Gori – non ce la sentiamo di votare contro il parere del segretario generale». (m.m. - l.m.)

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