Sicurezza
Il silos si può abbattere alla Solvay il via del Tar
San Vincenzo, la struttura di Nervi è considerata un monumento dagli studiosi I giudici amministrativi condannano Comune, Soprintendenza e tre Ministeri
SAN VINCENZO. Solvay può abbattere il silos. Il via libera arriva dal Tribunale amministrativo regionale di Firenze (Tar) con la sentenza pubblicata l’11 novembre. “Un vero e proprio ripensamento tardivo”. In un passaggio i giudici amministrativi sintetizzano così la linea di pensiero e d’azione del Comune di San Vincenzo per salvare la struttura di fine anni ‘20. In tutto 195 metri di lunghezza, 11 di larghezza e 16 d’altezza. Un tesoro dell’archeologia industriale progettato dall’ingegner Pierluigi Nervi, che è considerato a livello internazionale uno dei maestri del razionalismo italiano, probabilmente il più illustre fra quanti costruirono con il cemento armato.
Il pasticcio è servito. Il pronunciamento travolge tutti gli atti che dal 2008 hanno provato a fermare quanto accordato in precedenza. A fugare ogni dubbio nei giudici è la convenzione fra il Comune e la Solvay Chimica Italia Spa del 17 novembre 2005, nella quale, dopo aver preso atto dei contenuti del progetto presentato dalla società nel dicembre 1999, tra cui la dismissione del silos di carico, si ripercorre l’intera vicenda. E richiamati i procedimenti, tutti favorevoli alla realizzazione del progetto: gli accordi di pianificazione e di programma dell’1 luglio 2003, la Valutazione d’impatto ambientale del marzo 2004 e l’autorizzazione paesaggistica del febbraio 2005.
Quel silos all’ingresso nord di San Vincenzo è considerato un esempio d’ingegneria strutturale, innovativo del linguaggio dell’architettura industriale. I disegni dello studio Nervi e Nebbiosi sono ancora conservati negli archivi Solvay: minimo di cemento e ferro per reggere una struttura imponente. A realizzarlo fu un’impresa meccanica milanese allora all’avanguardia, la Cerreti e Tanfani, che realizzò pure la teleferica e le paiole che incessantemente hanno corso fino al 17 agosto 2008. Con l’ultimo viaggio del calcare dalla cava di San Carlo al silos di carico dei vagoni ferroviari quell’impianto ha perso la sua ragione d’essere e in questi anni la struttura si è deteriorata. A niente sono valsi i pareri della Soprintendenza pisana contrari alla demolizione, il Tar nel 2009 lo ha stabilito con una sentenza: si tratta di un’autorità sprovvista di competenza in materia.
La sentenza travolge anche le previsioni del nuovo piano strutturale San Vincenzo 2020, che per l’area del silos prevede la salvaguardia e valorizzazione della struttura facendone la porta di accesso nord al paese. E condanna Comune, Sovrintendenza ed i Ministeri per i Beni culturali, per l’Ambiente e quello dell’Industria al pagamento delle spese processuali, per metà a carico dell’ente sanvincenzino: 8.000 euro oltre gli oneri accessori di legge in tutto.
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