Il dolore
Su Armunia è bagarre tra il sindaco e Massimo Paganelli
Rosignano: tensione al porto, prima del convegno sull’associazione. L’ex direttore: «Sede naturale». Franchi: «Presto a Marittimo»
CASTIGLIONCELLO. “Vent’anni di Armunia. Cosa tenere e cosa buttare”. Potremmo ribattezzare così il convegno che si è svolto il 12 novembre al Castello Pasquini su due decenni di attività di cultura e spettacolazione dell’associazione. Un incontro per riflettere e definire “L’inizio di un nuovo cammino” – come declina il titolo originale. Una questione non banale riproposta ieri dalla dirigente regionale Ilaria Fabbri che sosteneva «la necessità che il Castello Pasquini, dopo il restauro, torni ad essere la sede delle attività storiche di Armunia». Un tema che la sera precedente, in un incontro pubblico al porto, ha infuocato il dibattito tra il sindaco Franchi da una lato e Massimo Paganelli, a lungo direttore artistico di Armunia, e il critico Renato Palazzi, dall’altro.
Insomma, insieme al “tendone” dobbiamo dire addio anche allo storico connubio Castello Pasquini-Armunia? E cosa sarà del Castello Pasquini dopo il restauro? Per il sindaco Franchi «quello che conta è la continuità del progetto Armunia». Gli altri invece, come spiega lo stesso Paganelli sostengono che «la sede principale delle attività di Armunia dovrà tornare ad essere il Castello Pasquini». «Smantellare la tensostruttura – afferma Franchi – era necessario e non saremo noi a rimontarla in un contesto di pregio come il parco Pasquini; quanto al Castello, dopo il restauro tornerà ad ospitare quello che ospita oggi: gli incontri nella sala conferenze, i matrimoni, le veglie, le mostre; in più, avremo a disposizione foresteria e auditorium al Palazzo Arcivescovile di Marittimo – che fra pochi mesi saranno realtà - e il Teatro Solvay», dove da gennaio partirà il cartellone 2017 in collaborazione con Fondazione Toscana Spettacolo. Ricordando tali interventi ieri Franchi si è scagliato contro quanti «in questi mesi hanno sostenuto che l’amministrazione volesse un ridimensionamento di Armunia. Al contrario, abbiano lavorato e lavoreremo affinché Armunia non solo continui a esistere, ma cresca e faccia sempre meglio. Una volontà che abbiamo portato avanti – ribadisce il sindaco – a volte in solitudine e contro tutti». Presenti alla sessione mattutina, oltre alla Fabbri e all’attuale sindaco, gli ex primi cittadini Gianfranco Simoncini e Alessandro Nenci. Sono intervenuti inoltre, il presidente di Armunia Vincenzo Brogi e i codirettori, Angela Fumarola, che ha illustrato i principali progetti sviluppati da Armunia e Fabio Masi che ha introdotto i lavori portando i saluti di molti artisti e leggendo il contributo del direttore generale spettacolo del Mibac, Onofrio Cutaia. Nenci auspica il recupero della sinergia territoriale sulla base della quale era nata Armunia che - sostiene l’ex sindaco – «è sorta in una stagione politica, quella della metà degli anni Novanta, vivace e collaborativa. Oggi c’è una chiusura dei comuni nei propri confini. Una tendenza conservatrice e involutiva».
Toccati anche due fra i principali tasti dolenti: i debiti e il consenso della popolazione. «Benché Armunia abbia un suo pubblico – afferma Brogi – c’è anche chi negli anni l’ha criticata senza neanche aver mai assistito agli spettacoli. Occorre far conoscere meglio la nostra attività». «Non ci siamo fatti capire – ribadisce Franchi – una delle sfide sarà questa». In merito al passivo accumulato negli anni il presidente dichiara: «al 30 settembre scorso per il terzo anno consecutivo abbiamo chiuso i bilancio in attivo. Ciononostante resta il debito pregresso dovuto anche dall’uscita dei soci, alla riduzione delle attività associative, all’aumento dei costi, ai debiti con le banche causati dai ritardi nei conferimenti da parte dei soci». Unanime l’accordo sul conservare la memoria e l’esempio di due persone che hanno dato un contributo importante alle attività culturali del territorio: Giuseppe Danesin e Nicoletta Creatini.
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