Sicurezza
«Usai l’acqua della piena per scaldare mio figlio»
Le testimonianze. Maria Fulceri racconta il suo 4 novembre 1966 «Per tutto il giorno restammo al freddo, senza acqua né corrente elettrica»
CECINA. «Non c’era luce, né acqua per tutto il giorno. Mio figlio, di sei anni, aveva tanto freddo, così per scaldarlo presi un pentolino, raccolsi un po’ di acqua della piena e la feci bollire per riempire la borsa dell’acqua calda». Marisa Fulceri aveva 27 anni nel 1966. Abitava in via Tevere, vicino all’area in cui ora sorge l'Acquapark. Allora c’erano solo campi e più avanti il podere rosa del Paduletto. La sua è la testimonianza di una giovane mamma che trascorre la giornata della grande piena in casa, insieme a un figlio piccolo. Al buio e al freddo. Preoccupata per quello che può succedere di ora in ora.
All’epoca la comunicazione era difficile, senza telefono, con la casa isolata. Una piccola isola in mezzo a un mare di acqua limacciosa.
Ecco cosa racconta al Tirreno. «Pioveva dalla notte e dal giorno prima. Alle 7 del mattino dalla finestra vidi che c’era l’acqua nei campi del padule - dice la signora Marisa - tanta acqua, sempre più alta, e poi tutto allagato».
La piena si fermò alla sua porta. «Ero preoccupata perché vedevo l’acqua salire sempre di più - prosegue - ma da noi non entrò, si fermò a 3 centimetri dalla porta d’ingresso».
In casa non c’erano acqua corrente né luce elettrica. Il temporale e la piena avevano causato un blackout.
«Mio figlio aveva tanto freddo - ricorda Marisa - così per scaldarlo riempii un pentolino con l’acqua di fuori. Intanto continuava a piovere e l’acqua aumentò fino a sera, poi verso mezzanotte la calma. Ma tutto intorno c’era un fiume d'acqua e melma che portava polli morti, tronchi e tralicci. Vedevo i gommoni dei militari che andavano a salvare le mucche alla fattoria del Paduletto. E chi se lo scorda quel giorno!»
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