Gioco
Tirocini per i migranti fuoco di fila sull’Arci Bassa Val di Cecina
Cecina, l’associazione vuole sfruttare le possibilità del progetto regionale “GiovaniSì”. Franconi: «Abbiamo contattato associazioni e aziende disponibili ad ospitarli»
CECINA. «A qualcuno risulta questa cosa?». Non si fanno i nomi ma argomento e circostanze scatenano un fuoco di fila su Arci Bassa Val di Cecina e la sua attività nell’ambito dell’accoglienza di chi chiede protezione internazionale, come richiedenti asilo che arrivano da zone di guerra e da situazioni di pericolo. In città l’associazione si è aggiudicata la gara della Prefettura di Livorno per operare a Marina e seguire le persone, una trentina, ospitate nella dependance dell’hotel Mediterraneo. I mediatori Arci si occupano di assistere gli ospiti secondo un modello rodato in anni di esperienza. E nella prospettiva di costruire percorsi di accoglienza e inserimento attivo nel mondo del lavoro dei migranti, con regolare permesso di soggiorno, provano ad attivare i tirocini del progetto della Regione Toscana “GiovaniSì”.
A lanciare l’argomento su Forza Cecina è uno degli animatori del gruppo Facebook, Stefano Bongini. Il tema è di quelli che solleticano. “Un uccellino m'ha detto che alcuni rappresentanti di una nota associazione locale, che ha in gestione gli immigrati clandestini, stiano contattando artigiani locali affinché si portino appresso al lavoro uno o più di questi nostri ospiti così, per imparare il mestiere – scrive –. Questi rappresentanti della nota associazione spiegherebbero agli artigiani contattati che alla loro ditta l’operazione non costerebbe nulla e che i 500 euro mensili, concessi si ritiene a titolo di stipendio, graverebbero esclusivamente sulle casse dell’associazione stessa. Mi dicono anche che questi signori stiano spiegando agli artigiani che non importerebbe che i neo assunti svolgessero veramente il loro lavoro ma basterebbe che facessero una specie di accompagnamento pro forma».
Non si fanno nomi ma ad essere additata è l’Arci. Al punto che la presidente dell’associazione Claudia Franconi prende carta e penna. «L’episodio narrato ha delle analogie con una nostra attività – dice –. Ci fa piacere raccontare le nostre modalità operative in merito all’orientamento al lavoro dei migranti con regolare permesso di soggiorno beneficiari del progetto di accoglienza. Abbiamo contattato associazioni e aziende disponibili ad ospitare tirocinanti secondo le procedure di Giovanisì, progetto della Regione Toscana per l’autonomia dei giovani. La misura è aperta a tutti i giovani con specifici requisiti, la realizzazione prevede molti adempimenti per le aziende, ed il controllo del Centro per l’impiego. Tra i beneficiari di questa misura sono ammessi anche i richiedenti asilo e i titolari di una protezione internazionale».
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