Il dolore
«Per noi Marina era il mondo»
Il dramma nelle testimonianze di Rossana Ricci e Renato Menicucci
Oggi ricorre il cinquantenario della grande piena del fiume Cecina, che il 4 novembre del 1966 sconvolse la città. Il Tirreno ha proposto ai suoi lettori di raccontare la loro testimonianza sull’evento. Tantissime le risposte che sono arrivate e stanno arrivando in queste ore. Oggi ne proponiamo alcune, e proseguiremo la pubblicazione nei prossimi giorni.
Di seguito due testimonianze: una vissuta sul posto, un’altra da lontano. Ma entrambe con la stessa passione e partecipazione per le sorti della “cittadella marina”. Eccole.
di MARIA MEINI
e MICHELE FALORNI
La mattina del 4 novembre 1966, venerdì, Rossana Ricci - professoressa di lettere a ragioneria per quarant'anni - è un'adolescente che frequenta la seconda liceo classico. Si è alzata alle 5.30 per studiare letteratura greca. Nella casa di via Carlo Ginori 60, a breve distanza dal ponte sul fiume che congiunge Marina alle Gorette, dormono tutti. È festa. Lei apre il libro e inizia a ripassare. Si concentra, ma ad un tratto un colpo sordo la scuote. «Mi bastò un attimo - racconta mezzo secolo dopo con le lacrime agli occhi - per capire. Non pioveva. Svegliai i miei genitori, Elio Ricci e Iolanda Capanna, parlando loro di quel rumore strano. Mio padre, memore della piena del 1930, spalancò la finestra. “Siamo rovinati”, disse a bassa voce senza aggiungere altro. L'acqua aveva già riempito il giardino. Prese una pietra di marmo, provò a murarla davanti alla porta che affacciava sul fiume: niente. Un'onda entrò di prepotenza e raggiunse il mezzo metro di altezza portando con sé topi, bisce e distruzione». Pazzesco. La famiglia Ricci, terrorizzata, apre l'ingresso che dà sulla strada per farla defluire. Sente la paura che sale, vede attorno a sé altre famiglie nel panico, non sa come fare perché capisce che questa è una catastrofe. Non c'è ancora l'argine, che sarà costruito dopo. In mezzo alla disperazione, il testo di letteratura greca cade dalla scrivania. Le pagine si sporcano di fango, ma Rossana lo recupera e lo tiene come una reliquia fino al 31 gennaio 2014, quando un'altra piena colpisce Marina e le zone vicine, provocando danni ingenti da ogni punto di vista. «Rimanemmo seduti sul tavolo di cucina - prosegue la professoressa - l'unico punto sicuro, aspettando che quel giorno finisse. Pranzammo con un cavalluccio e una sola salsiccia. Ho ricordi nitidi anche di ciò che successe dopo: Alfonso Sileoni che portava via i maialini morti, il mezzo anfibio credo dei vigili del fuoco al lavoro. Era venerdì. A scuola, tornai il lunedì seguente».
Le foto di quei drammatici momenti dicono quasi tutto. Sono quadri in bianco e nero che raccontano il senso di impotenza della gente, le case distrutte, gli anni di sacrifici dopo la fine della guerra per costruirsi una vita migliore sfumati in un attimo. Sono immagini forti e testimonianze dirette che colpiscono ancora al cuore, a distanza di 50 anni. «Quale lezione trarre - dice Ricci - da quell'esperienza? Una: quando la natura si sveglia non guarda in faccia a nessuno, anche a causa dell'uomo che la provoca. L'argine all'epoca non esisteva. La devastante esperienza del 1930 non aveva insegnato niente, sebbene molti sapessero che un'altra alluvione avrebbe distrutto ogni cosa. Un avvertimento. Per questo andava costruito subito. Furono momenti difficilissimi: noi, per esempio, buttammo via alcuni mobili, ormai inutilizzabili, e poi li ricomprammo». La furia della piena aveva devastato case ed edifici. Nel 1966, il sindaco di Cecina è Osvaldo Giovannelli. «Si comportò bene - conclude Rossana - perché il giorno dopo consegnò a tutte le famiglie di via Ginori una borsa della spesa pagata dall'amministrazione. Un gesto di solidarietà non comune».
Un dramma vissuto lontano dalla sua Marina, ma solo fisicamente. Perché con il cuore Renato Menicucci, scrittore, poeta e per tanti anni bibliotecario alla biblioteca comunale di Cecina, è lì. Nella sua piccola grande terra di mare. A cui Renato Menicucci ha dedicato un libro, “Cenciblù”, che racconta i personaggi e l’anima bella della sua Marina. E tanti dei protagonisti del suo fortunato romanzo (ormai introvabile) sono gli stessi “valorosi” giovanotti che si danno da fare per aiutare le persone in difficoltà per la piena.
«Quel giorno ero in Francia, a Lione - racconta Menicucci - ospite di alcuni amici francesi, che conoscevo da alcuni anni. La sera, seduto in salotto, in attesa di andare a tavola, guardavo distrattamente la TV in compagnia di uno di loro, mio coetaneo. Una pioggia leggera, ma insistente, batteva ai vetri, una cosa abituale, a Lione, non soltanto a novembre. "Madonna, piove sempre qui da voi..." dissi, per gioco. Un attimo dopo, la Tv annunciò che l'Italia era allagata».
È un colpo al cuore. «Ci sarebbe stato da ridere - racconta ancora lo scrittore - se non ci fosse stato da piangere». Le notizie che arrivano Oltralpe sono terribili. Il 4 novembre per l’Italia, la Toscana e la costa livornese è un D-Day di dolore. A Firenze l’Arno ha straripato sommergendo di fango monumenti e preziose opere d’arte.
A Cecina va un po’ meglio, perché non ci sono vittime. Ma il cuore chiama. «Partii la mattina all'alba, del giorno dopo - dice Renato Menicucci -. In Francia, il treno viaggiò senza intoppi, ma da Torino in poi, il diluvio.
«Impossibile contattare i miei famigliari - prosegue -. Arrivai a Marina di Cecina la sera del 7 novembre: dappertutto, pozzanghere e buche, fra i Bagni Bisori e la casa dove abitavo, una voragine... Sembrava la fine del mondo, soprattutto per chi, come noi, Marina era, il mondo».
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