Il Tirreno

«Il mio babbo era disperato ma riallacciò subito la luce»

«Il mio babbo era disperato ma riallacciò subito la luce»

Maria Grazia Ranieri ricorda l’allagamento dell’hotel Massimo, inaugurato l’anno precedente. «Noi piccoli giocavamo nell’acqua con gli stivali»

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CECINA. «Il mio babbo aveva aperto l’albergo l’anno precedente, nel maggio del 1965. La piena lo mise a dura prova, perché i danni furono ingenti. Ma non si arrese e riuscì a ripartire». Maria Grazia Ranieri, albergatrice di Marina, apre l’archivio fotografico di famiglia. L’hotel Massimo è una creatura del babbo, Puro Ranieri, e la figlia ne è molto orgogliosa. Nel ’66 aveva solo due anni, ma ricorda ancora - forse aiutata dalle immagini dell’epoca - quando «noi ragazzetti si giocava ignari di tutto con gli stivaloni in mezzo all’acqua». Per gli adulti un dramma. «Il mio babbo - dice Maria Grazia - raccontava di quando un cliente, l’ex pretore di Cecina dottor Schiazza che appena trasferito soggiornava da noi, tornò col treno e nell’albergo non c’era nemmeno la luce. “Non si preoccupi, dottore, gli disse, stasera tornerà la corrente”. E così fu. Non si dette per vinto, eppure i danni erano enormi: il fango era entrato negli scantinati e al primo piano, aveva invaso la sala, portando dentro di tutto. E distruggendo la cantina, i mobili.. Ricordo l’armadio della mia mamma, dove erano appesi i vestiti suoi e i miei: si vedeva il segno dell’acqua sul legno». Una catastrofe, «ma le persone si aiutavano allora, c’era tanta solidarietà. Il mio babbo riuscì a ripartire velocemente e l’hotel è stato per anni il primo e più importante di Marina».

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