Proteste
«Arrivavano le onde dal padule»
Raffaelina Carillo racconta il suo 4 novembre 1966: «Mio fratello faceva la spola con un patino»
CECINA. L’immagine più potente del suo racconto sono “le onde che arrivavano dal padule” (il Paduletto, ndr). È l’acqua del fiume Cecina ormai straripato che procede lenta ma implacabile. Raffaelina Carillo aveva 18 anni nel 1966. Abitava con i genitori e il fratello in via Tevere 8. Cinquant’anni fa l’Acquapark era lontano da venire e dietro a via Tevere c’erano solo i campi e la casa rosa della fattoria del Paduletto. Dal terrazzo di casa Carillo vedono l’acqua che monta, come fossero dei cavalloni al mare. Ci metterà una ventina di minuti ad arrivare al cancello. La signora Raffaelina ha voluto raccontare la sua testimonianza soprattutto - sottolinea - «per rendere onore a mio fratello Pasquale, che ora vive a Copenaghen, e che si dette davvero tanto da fare, aiutò tante famiglie».
La storia di Raffaelina, figlia di un pescatore napoletano di Marina, è emblematica e si lega a una storia d’amore. La signora Carillo infatti si era fidanzata il giorno precedente con un giovane che abitava a Cecina, Paolo Volpi, che di lì a poco sarebbe diventato suo marito. All’epoca le auto si contavano sulle dita delle mani, si viaggiava a piedi e in bicicletta, e la distanza tra il centro della città e Marina era spesso un lungo tragitto. «Paolo venne a Marina per vedere come stavo - racconta - ma l’acqua lo bloccò allo zuccherificio». Pasquale Carillo aveva trovato un patino e «per tutto il giorno, insieme a Ferdinando Fortezza, fece la spola per accompagnare le persone: fu mio fratello a vedere Paolo, lo caricò e lo accompagnò a casa nostra». Il patino rimase per mesi nel giardino di casa Carillo, simbolo dello spirito di solidarietà di quei giorni. Roba da “marinesi”. «Nessuno - sorride Raffaelina - ha mai saputo come sia arrivato a casa nostra. Forse era attraccato lungo il fiume e l’acqua l’aveva staccato e trasportato...»
Raffaelina ricorda bene quella mattina: alle 7 poco più, «venne un mio cugino in 500 ad avvertirci che arrivava la piena. Mettemmo in salvo mia nonna invalida: ci ospitò Nando Fortezza. Dal Padule si vedevano le onde, era impressionante. E si sentivano le grida degli animali della fattoria. Mio fratello andò ad aiutare a liberare le mucche». Tanti animali morirono nella piena, soprattutto alla Cinquantina. Il giorno successivo, dal ponte, si racconta che si vedevano passare decine di carcasse di mucche, pecore, maiali... insieme a tronchi sradicati. Arrivavano anche da Casino di Terra. A Marina il fiume aveva straripato all’altezza di via Liguria, l’acqua aveva raggiunto via della Pinetina, al muro dello zuccherificio, proseguendo verso i campi del Paduletto. Da lì, onda su onda, si riverserà sul viale della Repubblica.
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