Il Tirreno

La bimba di Bucarest di Eleonora Carlesi e l’infanzia negata

La bimba di Bucarest di Eleonora Carlesi e l’infanzia negata

Riconoscimento per la fotografa di Fabbricaimmagini all’International Photography Award: menzione d’onore

2 MINUTI DI LETTURA





ROSIGNANO. Fabbricaimmagini, il circolo fotografico di Rosignano, cala un altro asso. Una foto di Eleonora Carlesi, artista del gruppo, ha ottenuto infatti una menzione d’onore dall’Ipa, l’International Photography Award. Un’immagine delicata e potente. Ritrae una bambina mentre si esercita con un hula hoop. Ma ha uno sguardo triste che si perde nel vuoto. Si intitola “Unchildren” (L’infanzia negata) ed è lo scatto con cui la fotografa di Montescudaio ha ottenuto la menzione al prestigioso concorso annuale internazionale di fotografia contemporanea. «Dopo la caduta del regime di Ceausescu in Romania, nel 1989, scoppiò questo scandalo dei bimbi che vivevano nelle fogne - spiega Eleonora - Sono andata a Bucarest e ho fatto un reportage su questi nuovi bambini di strada, i figli di quelli dell’89 che adesso sono cresciuti. E’ passato tanto tempo da allora, ma la situazione non è cambiata. Questa foto l’ho scattata nei locali di un centro diurno di accoglienza gestito dall’associazione Parada, dove i bimbi vengono accolti, lavati, confortati». Nella foto la bambina si sta esercitando per essere in grado, poi, di esibirsi in uno spettacolo circense. In questo modo potrà così raccogliere fondi a favore dell’associazione che l’ha raccolta dalla strada, o meglio, dalle fogne, per restituirle un po’ di ciò che le è stato negato e che ogni bambino avrebbe il diritto di avere: la serenità, la spensieratezza, il gioco. È un’immagine ambivalente, che contiene l’innocenza di una bimba che gioca, ma anche la colpa degli adulti». Eleonora Carlesi inizia a fotografare nel 2007 dopo aver frequentato la scuola "Donna Fotografa" di Giuliana Traverso a Genova. Dal 2007 fa parte del circolo Fabbricaimmagini di Rosignano, con cui si è appassionata al reportage, che pratica dal 2008. La sua passione per la fotografia è nata da «una forte necessità di approfondire tematiche sociali - spiega - ma anche per cercare di stimolare negli altri una coscienza e una reazione critica e partecipata verso le ingiustizie, la povertà, lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo e, in genere, verso condizioni umane che coinvolgono precise responsabilità sociali e politiche». Alla prossima mostra “Una rosa a Sarajevo”, che si terrà a Forlì dal prossimo 25 novembre al 6 gennaio 2017, patrocinata dal Comune di Forlì e organizzata dall’associazione Women, Eleonora sarà presente con un reportage che racconta la storia di Amela che nel 1992, a soli 18 anni, fu rapita dalla propria casa dove avevano fatto irruzione alcuni militari serbi. Il padre e il fratello furono uccisi e lei chiusa in una scuola, stuprata e picchiata per due mesi.  Amela però è stata la prima a denunciare i suoi aguzzini. Lo sguardo di Eleonora si posa ancora una volta sulle donne in situazioni di sopraffazione, sfruttamento e disperazione.

Silvia Quaglierini

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa