La manifestazione
Danni per 279 milioni e argini da costruire
Encomi a “benemeriti cittadini e gentili signorine” La donazione di un pensionato di Rosignano Solvay
CECINA. La conta dei danni comincia subito, dal consiglio comunale convocato d’urgenza il 9 novembre del 1966, cinque giorni dopo la grande alluvione. In cui Cecina riportò i danni maggiori di tutta la provincia di Livorno (colpita anche a Piombino, Campiglia e Collesalvetti).
Nei faldoni dell’epoca si ricostruisce l’evento, e il sindaco Osvaldo Giovannelli fa presente «che l’unica consolazione in tanta sciagura - si legge nel verbale - , che ha colpito così gran parte del nostro comune, è la mancanza di vittime, ove si tolga il caso del sig. Calloni, sofferente di cuore, il cui decesso può essere stato affrettato dall’ansia sofferta durante il disastro».
Si mette in risalto lo «spirito di sacrificio» dei cittadini, «spinto talvolta fino all’eroismo, specialmente allorquando si è trattato di portare i primi soccorsi e procedere all’evacuazione delle famiglie pericolanti». Si legge ancora nel verbale: «In quest’opera si sono distinti alcuni benemeriti cittadini, tra i quali particolarmente i signori Marconi Roberto, Garosi Mario, Quiriconi Luigi, Poggetti Claudio, Fortezza Ferdinando, Massei Nedo, Rusticali Alvaro, Aguiari Mario, Barzi Mazzino e Fabrizio», che il sindaco, scusandosi per alcune involontarie omissioni, «addita alla pubblica riconoscenza insieme ai dipendenti comunali Catastini, Faucci, Genovesi, Bencivenga e Rimbombi», alle forze dell’ordine, agli amministratori, ai rappresentanti della Provincia, del Genio civile, ai parlamentari Laura Diaz e Giachini. E ancora si ringraziano «alcune gentili signore e signorine della città (Mittica, Renza Bendinelli e Giovannelli) che si sono prodigate nell’assistenza ai sinistrati trasferiti nei locali del liceo scientifico». E un pensionato di Rosignano Solvay, Rinaldo Marinai, che scrisse una lettera «accompagnando la sua offerta di 20mila lire per i sinistrati, il che dimostra una solidarietà e sensibilità commovente anche da parte di elementi non cecinesi». Si ricorda che già in passato, durante l’inondazione del 1949, la popolazione «aveva effettuato una dimostrazione vivacissima ma inutile per ottenere la classifica e l’arginatura del fiume» (all’epoca senza argini) «onde evitare il ripetersi di danni tanto gravi».
Si passa quindi all’elenco dei danni materiali, che ammontano a 279 milioni di lire, tra danni all’agricoltura, agli edifici e strutture pubbliche e ai privati. (m.m.)
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