Gioco
La rivolta dei condomini «Non vogliamo profughi»
I residenti dello stabile di via Perugia 92 pronti a dar vita a un comitato popolare contro la decisione dell’Arci di utilizzare due appartamenti sfitti per l’accoglienza
CECINA. «Non vogliamo che il nostro condominio diventi una succursale di un centro d’accoglienza per profughi. Abbiamo già subito situazioni del genere in passato, con problemi di convivenza, e non vogliamo che si ripetano». I condomini di via Perugia 92, a Cecina Mare, sono infuriati contro la decisione dell’Arci di sistemare in due appartamenti sfitti dello stabile una decina di profughi. E sono disposti a dar vita a un comitato popolare e a un osservatorio per opporsi a questa soluzione.Ieri mattina una delegazione di residenti ha incontrato la presidente dell’Arci Claudia Franconi.
Un incontro teso, su posizioni contrapposte. Da un lato i condomini che hanno insistito sulla loro contrarietà, anche con toni forti, lo ammettono loro stessi ; dall’altro l’Arci, che gestisce il piano di accoglienza dei rifugiati per conto della prefettura. I condomini rifiutano l’etichetta di razzisti. «Abbiamo saputo della decisione di assegnare degli appartamenti liberi di un privato ai rifugiati, o profughi, persone sole , non famiglie - spiega uno dei condomini, Stefano Naldi -. Abbiamo fatto presente nell’incontro che ci sembra inopportuno creare succursali di centri d’accoglienza in un condominio residenziale. Ci hanno risposto che la legge lo consente. Il problema è che noi paghiamo le tasse e qualcuno con i nostri soldi, utilizzati per la politica di accoglienza, ci guadagna. Ci guadagnano i proprietari che affittano gli appartamenti, appartamenti vecchiotti che non troverebbero altri affittuari, ma non ci abitano e quindi non vivono i problemi che poi si creano, li viviamo noi che ci abitiamo». I 48 condomini - suddivisi in tre stabili - sono disposti a dar vita a un comitato cittadino. Un’altra residente, Monica Sandri, racconta che da anni il condominio «sopporta situazioni di disagio, sempre negli appartamenti dello stesso proprietario, come quando una famiglia di curdi teneva un montone in garage e voleva sgozzarlo per una festività».
«Non siamo razzisti - dice la Sandri - come mi hanno accusata su Facebook e all’Arci. È vero, ci sono stati toni pesanti nell’incontro, ci siamo arrabbiati, ma è successo perché alle nostre proteste ci hanno risposto soltanto dicendo che siamo razzisti. Non è vero: nel condominio ci sono una famiglia di albanesi e una di senegalesi che vivono regolarmente, con loro non ci sono problemi, rispettano le regole del condominio. Noi siamo preoccupati per i problemi igienici e sociali, perché non sappiamo chi ci mettono, non sono famiglie ma ragazzi. Siamo stanchi». Prima dell’incontro all’Arci, i condomini sono andati a parlare con il proprietario degli appartamenti sfitti, «ma non ci ha ricevuto. Ci ha fatto dire dal suo segretario che in fondo non viviamo mica in via Condotti, ci ha dato anche dei poveracci». (m.m.)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google