Il Tirreno

«Codici verdi, normale un’attesa di 4 ore»

«Codici verdi, normale un’attesa di 4 ore»

Pronto soccorso, emergono standard di degenza. L’ipotesi di affiancare un parente al malato

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CECINA. «Noi abbiamo uno standard che spiega che un codice verde deve stare al pronto soccorso quattro ore, un codice rosso otto ore». La direttrice dell’azienda Asl Toscana nord-ovest entra anche nel merito delle attese al pronto soccorso. E assicura che il settore dell’emergenza-urgenza a Cecina è in linea con le prescrizioni regionali.

«Innanzi tutto - ha detto - bisogna mettersi d’accordo su cosa si intende per attesa, per noi è il periodo da quando viene effettuato il triage a quando il paziente viene visitato la prima volta lo visita. Per l’utente l’attesa è da quando entra al pronto soccorso a quando gli dicono la patologia che ha. Ora pronto soccorso è divenuto un luogo non solo per emergenza e successivo ricovero, come era in passato, ma vengono fatti svariati esami che richiedono tempo».

Quanto alle possibilità di rivedere l’organizzazione del pronto soccorso, De Lauretis ricorda l’attivazione del procedimento “See and treat” (un canale specifico per le cosiddette “urgenze minori” che vengono prese in carico e gestite da un team di operatori esperti, che devono aver ricevuto una formazione specifica per poter gestire una serie di problemi di salute del cittadino ben definiti). E sottolinea come «ci siano standard che impongono determinati tempi di permanenza all’interno del pronto soccorso, per permettere di monitorare il paziente. Certo è fondamentale anche il tema di come si sta al prontosoccorso, dove deve essere garantita una degenza decorosa».

Tanto che un’ipotesi, ancora tutta da valutare, è quella di far accompagnare il malato da un parente. «È un’idea - dice - ma si è visto che dove ciò avviene, in alcuni casi la situazione del paziente migliora. Quindi va valutata questa ipotesi».

Come del resto c’è da riorganizzare il ricovero successivo al pronto soccorso.

«Capita che c’è qualcuno da dimettere in un reparto - termina De Lauretis - e contemporaneamente in quel reparto si chiede il ricovero di un paziente in arrivo dal pronto soccorso. Ecco, forse è meglio mettere nell’area di attesa chi è in dimissione e garantire subito un letto a chi ha una situazione di emergenza».

Anna Cecchini

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