Il Tirreno

Studente morto a Pisa, chiesto il processo per una ragazza

L'esterno del tribunale di Pisa
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L'esterno del tribunale di Pisa

Montescudaio, la Procura di Pisa vuole processare la giovane accusata del reato di morte per conseguenza di altro delitto nella tragica fine dello studente di Montescudaio

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MONTESCUDAIO. La Procura di Pisa vuole processare la giovane accusata del reato di morte per conseguenza di altro delitto nella tragica fine dello studente di Montescudaio trovato morto la mattina dell’8 marzo nel prato di piazza dei Miracoli. La richiesta di rinvio a giudizio è stata depositata all’ufficio Gup in Tribunale. È stato il sostituto procuratore, Giancarlo Dominijanni a formalizzare le intenzioni dell’accusa nei confronti della quasi coetanea della vittima, Florian Gregor Schmidt, 19 anni.

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Nella ricostruzione dell’accusa la giovane, residente in provincia, avrebbe avuto il ruolo letale di passare allo studente la dose di metadone che, come ha rivelato l’autopsia, provocò un’intossicazione dall’esito mortale. Qualche ora dopo l’ingestione della sostanza oppiacea, Florian morì da solo sul manto erboso a poche centinaia di metri dalla Torre. Nel giro di cinque mesi la Procura, con il contributo dei carabinieri dei nuclei operativo e investigativo, ha chiuso l’inchiesta sul decesso dello studente del liceo artistico Russoli. Sono state raccolte le testimonianze di decine di persone, soprattutto giovani e amici di Florian. Quelli che la sera del 7 marzo lo avevano visto e frequentato fino all’assunzione del metadone in quantità tale, con l’aggiunta di alcol, da provocarne la morte.

Quella che ormai tecnicamente è diventata un’imputata sentita dai carabinieri, all’epoca come persona informata sui fatti, ha confermato di aver passato la sera con la vittima, ma di non essere stata con lui al momento del malore concluso in tragedia. Ulteriori riscontri degli investigatori hanno poi arricchito il quadro dell’accusa con l’individuazione nella giovane della persona che quel 7 marzo cedette il metadone a Florian. Nessuna consapevolezza di quali effetti avrebbe potuto causare, né l’abbandono dell’amico una volta che aveva iniziato a sentirsi male. I due si erano lasciati da ore quando il 19enne, dopo aver vagato per tutta la notte, si era steso sul prato della piazza più famosa del mondo. E qui, intorno alle 7, venne trovato da una signora a passeggio con il cane a ridosso delle mura alla cui sommità si staglia la statua del leoncino. L’iniziale reticenza di chi frequentava Florian con il tempo è stata superata e anche le ammissioni di far parte di un giro di piccoli consumatori di droghe leggere sono state utili per definire ruoli e responsabilità nella fine del 19enne. (p.b.)

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