La protesta
Quei pini divorati dal mare
Ogni 20 passi 10 tronchi e il rischio che la pineta scompaia in un baleno
CECINA. “Rimboschimento, divieto di calpestio e soste”. Il cartello del Corpo Forestale dello Stato invita a fermarsi. C’è anche la staccionata. Ma è tutto inutile. Il mare non sa leggere. E quando è gonfio non conosce ostacoli. Non si cura di sconvolgere il paesaggio disegnato dall’uomo. Si prende gli spazi che vuole. S’incunea tra i pini marittimi. Si nutre della sabbia. Ne inghiotte grandi quantità ad ogni mareggiata. E denuda le radici di quegli alberi. Il vento fa il resto. I tronchi perdono la presa. Muoiono, divorati dall’acqua e dalla salsedine. Siamo in piena riserva biogenetica: 6 chilometri di pineta fragile e indifesa. Con gli alberi a ridosso della spiaggia che un po’ alla volta si arrendono all’erosione. Venti passi. Dieci tronchi. A questo ritmo il rischio che tutto scompaia in un baleno è concreto.
Una spiaggia martoriata. Vista da questa prospettiva si coglie un futuro già scritto per la pineta. Tutti dicono di volerlo scongiurare. Che si può fare altro. Ma dopo ogni mareggiata l’album fotografico è una replica di scene già viste. Cambia solo la misura. Una scogliera. Un albero più in vista di altri. Qualunque elemento preso a riferimento restituisce la misura di ciò che non c’è più. A tratti è ridotta a poco più di un budello, la spiaggia. La duna, con il ginepro coccolone e il resto della vegetazione, da anni è stata cancellata. Lo schermo non c’è più. I pini marittimi si sono ritrovati in prima linea. Impreparati. Inadatti. Non resistono al sale marino, che sulle piante ha un effetto corrosivo. E da due anni c’è anche un nemico esterno. «Il disseccamento dei pini marittimi è dovuto a una cocciniglia venuta dalla Francia – dice Massimo Celati, comandante della stazione di Cecina del Corpo Forestale dello Stato –. L’infestazione è iniziata da un paio di anni. Gli effetti sono visibili soprattutto nella zona della punta del Tesorino. Qui, nel tombolo settentrionale, avevamo eseguito un rimboschimento che è stato completamente rovinato. Ma il parassita non minaccia il pino domestico».
Qualche passo e lo scenario non cambia. Visti uno di fianco all’altro quei pini bruciati dal sale e scalzati al piede sembrano farsi forza l’uno con l’altro. Piegati dal vento. Quel che resta delle chiome ha il riporto verso terra. I rami sembrano cercare un appoggio sull’albero vicino. Quasi un abbracciarsi. Un farsi forza. Un gesto estremo che umanizza ciò che non è. Qui dell’uomo ci sono solo gli effetti di scelte sbagliate o sottovalutate. E serviranno tempo e molti soldi per salvare questo polmone verde. Un patrimonio paesaggistico che tra Andalù e la spiaggia per i cani mostra il culmine dell’emergenza.
Rami e tronchi trovano nuova vita nelle capanne. Ripari di fortuna, precari. Costruiti sulla spiaggia da chi è alla ricerca di una protezione dal sole. «Non facciamo più piantumazioni di pino marittimo», spiega Celati. «Anche gli interventi di consolidamento della spiaggia sono stati resi vani dall’erosione. Limitiamo le attività forestali alle zone dove l’erosione è rallentata. Qui creiamo delle aree protette in cui è interdetto l’accesso, in modo da favorire la crescita della vegetazione».
La condizione per mettere al sicuro i tomboli sono ripascimenti e scogliere per smorzare l’azione del mare. Lo conferma anche il comandante Celati, ma si tratta di opere che esulano dalle competenze del suo comando. L’intervento per contrastare l’erosione dei tomboli, auspicato da tempo, dovrebbe arrivare nell’arco di due anni. Ci sono le risorse di Regione Toscana e Ministero dell’Ambiente, circa 4 milioni di euro e la progettazione è in corso.
Nel frattempo, si guarda ai pini a ridosso della spiaggia come a un potenziale pericolo. Scalzati al piede rischiano di cadere sulle teste dei bagnanti. Il caso si è tradotto anche in un’interrogazione in consiglio comunale del Movimento 5 Stelle, ci chiede di installare dei cartelli che avvisano del pericolo. Anche perché non sempre l’intervento della Forestale per abbattere i pini pericolanti è tempestivo.
Il grosso dei 430 ettari occupati dai tomboli settentrionale e meridionale, separati dall’abitato di Marina di Cecina, è l’alberata di pini domestici. Qualche decina di metri dalla spiaggia prendono il posto della varietà marittima. Alti e maestosi, hanno un’età media di novant’anni. E per questi il bollettino è di diverso tenore. «La pineta gode di buona salute», dice Celati. Il rischio, però, è che poco alla volta lo schermo dei pini marittimi scompaia. E a più lungo termine c’è un problema di rinnovo. La nascita di nuovi alberi oggi è quasi impossibile. «Il cimicione americano si insinua nelle pigne del pino domestico, aggredisce i pinoli e riduce la produttività – afferma il comandante Massimo Celati –. Da anni la raccolta delle pigne non viene più effettuata. Il cimicione non fa morire la pianta, ma impedisce il rinnovo del bosco. La speranza è che la natura trovi le sue contromisure e che arrivino degli animali antagonisti».
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