Il Tirreno

Mensa, convocata Vivenda al tavolo scuola e Comune

di Manolo Morandini

San Vincenzo, si chiede di chiarire le irregolarità da cui è nato il processo penale Il sindaco: «C’è stata una mancanza di comunicazione, ma nessuna censura»

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SAN VINCENZO. C’è un po’ di fumo nel piatto. E non aiuta a fare chiarezza sulla gestione della mensa scolastica. Su quelle irregolarità accertate dai tecnici dell’Ispettorato centrale della tutela della qualità e repressione frodi dei prodotti agroalimentari (Icqrf) di Pisa, che fa capo al Ministero delle Politiche agricole. L’accertamento nella mensa scolastica di San Vincenzo, che sforna pasti per i bambini dell’asilo fino ai ragazzi delle scuole medie e per i dipendenti comunali, risale a gennaio 2015. E da quel sopralluogo sono emersi elementi tali per cui dall’indagine ha preso corpo un procedimento penale che investe le società a cui faceva capo l’appalto: Vivenda Spa in associazione temporanea d’impresa con la cooperativa Cir Food.

Una vicenda tenuta sotto traccia. «All’epoca abbiamo richiesto tramite i nostri uffici il verbale ma non ci è mai stata data risposta – afferma il sindaco di San Vincenzo Massimo Bandini –. Dagli ispettori però avevamo avuto rassicurazioni che non si trattava di aspetti che mettevano a rischio la salute dei bambini. Si è trattato di difformità rispetto ai prodotti previsti nel capitolato. Ad indagini in corso dovevamo attenerci al segreto istruttorio». Quale sia il segreto se di quel verbale il Comune ad oggi non ne conosce il contenuto non è dato sapere. L’unica carta in mano all’ente è la missiva del Tribunale di Livorno, dell’ufficio del giudice per le indagini preliminari, in cui si comunica al Comune, quale parte offesa, la fissazione dell’udienza e avverte che per quella data si potrà costituire parte civile. È il 13 giugno. Le indagini sono chiuse. E semmai il Comune fosse tenuto a custodire il segreto a quel punto non ce n’è più motivo. Ma dirigenza dell’Istituto comprensivo, consiglio d’istituto e commissione mensa restano all’oscuro.

«C’è stata una mancanza di comunicazione», ammettono il sindaco e l’assessora alla Scuola, Maria Favilla. Che aggiungono: «Nessuna volontà di tenere nascosto l’accaduto. Ci siamo trovati alla fine dell’anno scolastico con la comunicazione del Tribunale in merito a una vicenda che abbiamo certezza non ha messo in discussione la salute dei bambini. Il fatto che il Comune si sia costituito in giudizio è una presa di posizione forte».

Eppure, nei mesi seguenti all’ispezione non risultano controlli puntuali da parte del Comune nella mensa. Lo prevede il capitolato con cui è stato affidato l’appalto e sono gli unici che possono essere fatti a sorpresa, verificando non solo le condizioni igieniche ma anche la rispondenza di qualità e origine dei prodotti rispetto al servizio affidato. Quelli della Commissione mensa richiedono un preavviso.

Nel frattempo, a metà luglio viene indetta la gara per l’affidamento della mensa per 4 anni, fino al 31 agosto 2020. E il 16 settembre in via provvisoria viene confermata Vivenda. «Dobbiamo attenerci alla legge –conclude Bandini –. E ad oggi non sussistono motivi per cui potevamo escludere l’azienda dalla gara o in precedenza per far decadere il vecchio appalto».

Il 30 settembre il sindaco ha convocato un incontro in cui conta di fare luce e fornire elementi per rassicurare sul servizio mensa, attivo dal 3 ottobre. Al tavolo la dirigente dell’Istituto comprensivo, il presidente del Consiglio d’istituto e un rappresentante di Vivenda.

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