Il Tirreno

Studio sull’aria della città un campanello d’allarme

di Leondina Marulli
Studio sull’aria della città un campanello d’allarme

L’indicatore di purezza atmosferica è simile ai territori che ospitano industrie Il dato nella ricerca curata dall’équipe coordinata dal cardiologo Marabotti

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CECINA. Dubbi sulla qualità dell’aria nel centro cittadino. Ad accendere il campanello d’allarme lo studio realizzato dal cardiologo Claudio Marabotti, in collaborazione con il collega cardiologo Elio Venturini, Alessandro Pingitore del Cnr di Pisa, Paolo Piaggi, epidemiologo dell’Istituto nazionale di sanità Usa, Romina Cecchi della Asl Livorno e il geologo Paolo Scarsi, pubblicato su una rivista medica internazionale. Studio che è stato illustrato ai consiglieri della 4ª Commissione Sanità.

La ricerca descrive una serie di patologie in correlazione all’ambiente esterno ed evidenzia che nei siti a maggior concentrazione di inquinamento ambientale c’è una maggiore mortalità per malattie cronico-degenerative. Nell’esame dei vari fattori di inquinamento ambientale, l’equipe medica ha preso in considerazione un lavoro di bio-indicazione della qualità dell’aria effettuata dall’Arpat e realizzato tramite i licheni, indicatori naturali della qualità dell’aria.

La zona urbana di Cecina ha presentato valori dell’indicatore di purezza atmosferica (Iap) «stranamente simili a quelli di territori che ospitano stabilimenti industriali, nonostante Cecina ne sia sprovvista – spiega Marabotti –, mentre le zone limitrofe hanno registrato un valore di Iap pari a 30, indicante un ambiente con lievi alterazioni della qualità dell’aria». Che aggiunge: «Si tratta di un dato che va approfondito, in quanto i licheni assorbono le sostanze presenti nell’aria ma non danno alcuna indicazione in merito al periodo in cui si registrano alterazioni della qualità. Aspettiamo di avere – continua Marabotti – le risposte dall’Arpat».

Un dato che il sindaco di Cecina Samuele Lippi prende con le dovute precauzioni, in attesa di riscontri più puntuali che potrebbero arrivare già la prossima settimana anche se dall’Arpat fanno sapere che si tratta di uno studio realizzato nei primi anni del 2000.

La ricerca dell’equipe medica prende in considerazione un arco temporale di dieci anni, dal 2001 al 2010 e si concentra su tumori, malattie cardiovascolari, diabete, malattie neurologiche degenerative, alzheimer e altre forme di demenza in quanto condividono gli stessi fattori di rischio, tra cui l’inquinamento ambientale, oltre al fumo, una dieta scorretta e la sedentarietà. Il campione di riferimento è costituito dai comuni della Bassa Val di Cecina, per i quali si sono incrociati i dati relativi alle cause di morte con quelli relativi all’inquinamento dell’aria, delle acque, del suolo e degli organismi.

Il dato, per quanto riguarda il territorio di Cecina, che supera la media regionale è quello relativo alla cardiopatia ischemica, un’insufficienza cardiaca che ha fatto registrare 139 decessi nell’arco temporale di riferimento dello studio.

Lo studio, tuttavia, non dà informazioni circa l’incidenza dell’inquinamento ambientale sui tassi di mortalità, una relazione causa ed effetto che l’equipe medica vorrebbe però approfondire andando avanti con la ricerca che richiede «un impegno maggiore in termini di apparecchiature e di professionalità – dice Marabotti –. Dal punto di vista economico, la spesa si aggira attorno ai 20.000 euro, cifra che una Asl o un’amministrazione comunale possono mettere a bilancio senza grossi problemi». Mano tesa da parte dell’amministrazione comunale, che intende fare luce in particolare sugli aspetti legati alla qualità dell’aria.

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