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Park Albatros, la rimozione non ferma lo scontro politico
SAN VINCENZO. Case mobili in fila indiana. L’una dietro l’altra escono dalla pineta del Park Albatros e si dispongono in prossimità dell’uscita dai confini del villaggio turistico. Ed è il segno che...
SAN VINCENZO. Case mobili in fila indiana. L’una dietro l’altra escono dalla pineta del Park Albatros e si dispongono in prossimità dell’uscita dai confini del villaggio turistico. Ed è il segno che è iniziato lo smantellamento disposto dall’ordinanza 130 del 16 settembre emessa dal Comune di San Vincenzo per il ripristino di 4 ettari a bosco trasformati almeno da tre anni in ciò che non potevano essere. Il sopralluogo dell’11 settembre della polizia municipale di San Vincenzo ha riscontrato la presenza di “circa 250 moduli abitativi amovibili delle dimensioni di 90-100 metri quadrati e circa 70 tra tende e roulotte, con una presunta capacità ricettiva di circa 1.200 persone”. Prosegue però il confronto politico sulla vicenda messa in luce da Assemblea sanvincenzina (As) con un espostolo scorso 5 settembre. I consiglieri d’opposizione rispondono al sindaco Alessandro Bandini e all’assessore all’Urbanistica Massimiliano Roventini, che hanno escluso responsabilità della politica nella vicenda.
«A parte essersi arrampicati sugli specchi con discorsi incomprensibili sul fatto che approvando la delibera di giunta 186, la stessa giunta non ha approvato nulla dando avvio al procedimento, non abbiamo ancora visto annullare quella delibera per consentire al Park Albatros di urbanizzare l’area già urbanizzata – affermano gli esponenti di As –. Anzi, il sindaco con candore disarmante afferma che l’amministrazione ha avviato questo percorso e lascia intendere che andrà dritta per questa via. Lo dice il sindaco che una volta accertato l’abuso, il Comune si è attivato per quanto di propria competenza. Ci sembra che abbia frainteso la funzione dell’amministrazione e della politica. L’impressione è quella di avere a che fare con le istituzioni che fanno il possibile e soprattutto l'impossibile per consentire a chi ha urbanizzato abusivamente un’area di occuparla legalmente non appena passata la tempesta». I consiglieri di As Paolo Riccucci, Francesco Battini e Fabiana Boccini proseguono: «Chissà quanti cittadini che si sono dovuti scontrare con la burocrazia e le inflessibili norme per aprire o chiudere una finestra a casa propria, avrebbero voluto un percorso urbanistico altrettanto regolare. Sia chiaro che se la vicenda si dovesse evolvere in questa direzione, ci chiediamo con quale autorevolezza l’amministrazione potrà richiedere il rispetto degli strumenti urbanistici ai cittadini».
Paolo Federighi
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