Sicurezza
Io ateo, a 50 anni come i pellegrini
Il diario del capogruppo del Pd Luca Agostini sul suo “Camino” di Santiago: 550 km in 19 giorni
ROSIGNANO. «Sono arrivato ad Astorga. Dove si interrompe il mio Camino de Santiago. Non penso agli oltre 550 km percorsi, ma ai 265 km verso Ovest che mi separano da Santiago. Sì, perché i pellegrini raramente si voltano indietro, ciò che hanno percorso, ciò che hanno vissuto lo portano dentro, non devono voltarsi a guardare. I pellegrini, giorno per giorno guardano avanti, guardano al giorno che viene, con i suoi imprevisti, che insieme agli altri giorni compone il viaggio verso l'unico obiettivo, Santiago de Compostela».
Diciannove giorni dopo la partenza Luca Agostini, ex assessore comunale, oggi capogruppo del Partito Democratico in consiglio, traccia un primo bilancio di questa sua esperienza. E spiega il perché del “camino”, cammino di fede dei pellegrini, per un non credente come lui. Un regalo - racconta - che si è fatto per i suoi 50 anni. «Volevo partire ad aprile - dice Agostini- - ma poi ho dovuto sottopormi ad un intervento chirurgico. L’unico periodo buono, in cui l’azienda riusciva a darmi tre settimane di ferie (Agostini lavora con il Ctt ), era settembre. Ed eccomi qui». Agostini ha fatto una parte del “camino francese”, dai Pirenei fino ad Astorga. «Un’altra settimana - spiega - e sarei riuscito ad arrivare a Santiago». Non una sfida, neppure la ricerca di Dio, ma semplicemente “un modo per stare con me stesso”. In un post su Fb aggiunge: «Oggi per la prima volta mi sento come spaesato, non devo pensare al percorso di domani, ma a quello di ritorno a casa. Una strana sensazione, come un vuoto, ma che tale non è. Lascio per il momento il Camino, ma so che il Camino non lascerà me».
Diciannove giorni che si sono via via riempiti di tutto - racconta Agostini - “pensieri, sogni, desideri, riflessioni, dolori, tristezze, pianti, voglia di smettere e nuova voglia più forte di ripartire, caldo, freddo, pioggia, fatica, sudore, stanchezza, entusiasmo, incontri, conoscenze, panorami, luoghi sempre diversi, paesi, città, in una babele di lingue, volti, odori, sguardi, saluti. Tutto questo lo riporto a casa dentro di me, sicuramente molto di più di quanto ho portato nello zaino sulle spalle in questi giorni”.
Consapevole che oggi, per qualcuno, il Cammino di Santiago è diventato un fenomeno quasi di moda, tanto il battage informativo che da alcuni anni a questa parte lo ha accompagnato, il capogruppo Pd fa notare tuttavia che “il Camino ognuno lo fa soprattutto per se stesso, io ho voluto provare, mi ero dato una meta, l'ho raggiunta, ma mi considero ancora in cammino".
Certo. Sulla strada ha incontrato anche chi ha scelto il “Camino” per turismo. «Ma sono in pochi, vi assicuro. La maggior parte si mette alla prova, in un percorso che è fisico m anche mentale».
Ecco perché sono stati “diciannove giorni in cui ho respirato tolleranza, senso civico, grande educazione”. E sicuramente quella spiritualità che trasuda da quelle mulattiere iberiche, lo ha inevitabilmente avvolto se è vero - come ha raccontato nel suo diario- che “in questi giorni spesso ho pensato a mio padre”. «Sono sicuro che sarebbe stato un ottimo compagno verso Santiago - racconta - se solo avessi conosciuto questo viaggio almeno venticinque anni fa. Ma in qualche modo abbiamo ugualmente percorso insieme questi chilometri. Nel bene e nel male tanto di quello che sono è merito suo e di ciò che mi ha trasmesso, e spesso l'ho sentito a mio fianco, anche se purtroppo non fisicamente».(a.r.)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
