Toscana
Teatro Aulo Cecina una storia locale che festeggia 150 anni
Dalle prime esperienze ai legami con la realtà volterrana La struttura con galleria e palchettone aveva 340 posti
di ILIO NENCINI (*)
L’evoluzione della società cecinese si presenta con un forte legame che ha radici nella storia del teatro locale, ricordandoci il 150º della sua fondazione (1867-2017). Infatti, di teatro si cominciò a parlare nel 1853 - dopo le leggi granducali del 1848 e 1851, che applicavano la censura teatrale in Toscana -, poiché il consiglio comunale di Bibbona, che comprendeva la comunità del Fitto di Cecina, si oppose all’invito del Prefetto di Pisa affinché si contribuisse a fare società per il mantenimento del palco nel Teatro Regio di Volterra, riservato esclusivamente ad uso delle autorità politiche del circondario.
La disciplina del palcoscenico tornò a far parte della storia del nostro territorio dal 18 giugno 1865, dopo la legge sull’unificazione amministrativa del Regno d’Italia, poiché, dal ceto dominante liberal monarchico, era sopravvenuta l’intenzione di salvare il popolo dall’azione repubblicana, adottando il nuovo coinvolgimento dell’opinione pubblica nell’educazione delle scene teatrali. Mentre la legislazione sui teatri si impose con più restrizione, facendo sì che le autorizzazioni per gli spettacoli, dalle autorità locali, a quelle di pubblica sicurezza, aumentassero la vigilanza sui comportamenti del pubblico.
Così, dal Regio Teatro di Volterra, giunse al Fitto di Cecina la Compagnia di Giuseppe Zacconi, composta di sedici elementi, per dare avvio ad un corso di recite della durata di 70 giorni. Il sistema di coinvolgere l’educazione popolare, era di allineare i partecipanti al vigente carattere nazionale, e fu esercitato nel Teatro ricavato nel Palazzo del possidente Gaetano Fabbri, posto sulla via Emilia, sul lato destro della piazza XX Settembre, dotato di palcoscenico e palchettone dei posti distinti, ed a norma di legge, eseguito per opera del maestro muratore Pietro Chiapperini.
Nonostante il successo ottenuto, il Palazzo Fabbri fu adibito a sede di Pretura, dall’1 settembre 1865. La funzione più educativa esercitata stava evolvendo il costume culturale, pur avvalendosi della minima alfabetizzazione.In primis si costituì la Società Filodrammatica del Fitto di Cecina, in data 6 maggio 1867. Successivamente, il presidente, e sindaco Napoleone Giusteschi, possidente della Ladronaia, con l’intento di offrire al paese un onesto e utile interesse, in determinati tempi caratterizzati dall’incitamento contro il clero, gli aristocratici, e la monarchia, invitò a ridurre un nuovo locale ad uso di teatro. Accolse l’idea un altro possidente, Giacomo Barabino che, nella corte del proprio Palazzo sulla via Emilia, presso il Bottegone (oggi piazza della Libertà), fece sorgere il teatro Aulo Cecina, dotato di galleria e palchettone, con capacità massima di 340 persone, e di proprietà della Società Anonima (Archivio di Stato Pisa. Ufficio Centrale di Pubblica Sicurezza, Inv. 46, 75, anni 1867, 1868).
Il teatro, costruito di piani e vani uno, e dotato della massima sicurezza, doveva svolgere principalmente le funzioni di istruzione per la gioventù, senza scopo di lucro, e per influire con i suoi avanzi, qualora se ne fossero incontrati, devolverli alle opere filantropiche e di beneficenza. Il Palazzo Barabino si presentava con la parte centrale del tetto rialzata e decorato sulla facciata da un piccolo frontone triangolare. Il periodo pre-partitico, portò all’avvento di una nuova forma associativa che univa educazione e svago, non più riferibile ad una élite di soli privilegiati, si venne ad affrontare anche il problema linguistico, che doveva essere unico: attraverso le compagnie girovaghe, si erano conosciuti aspetti locali e vicissitudini di popolazioni delle diverse città che facevano parte del nuovo processo di unificazione nazionale.
Con la celebrazione del 150º anniversario del Teatro Aulo Cecina, ci riappropriamo di nuovo delle nostre affinità nominali con Volterra, dato che il suo Anfiteatro romano fu fondato da una famiglia dei Cecina, e al tempo stesso oggi, dopo il Treno Letterario, ritroviamo una nuova opportunità simbolica per l’interscambio teatrale della Val di Cecina, poiché dall’elenco compilato il 1º dicembre 1868 risultavano attivi otto teatri risorgimentali, di cui quattro a Volterra, uno a Castagneto, Montescudaio, Pomarance e al Fitto di Cecina.
(* studioso del territorio)
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