Il Tirreno

Quegli strani incendi ed il “pulper” sotto accusa

di Andrea Rocchi
L'incendio del 21 aprile 2015 nella discarica di Scapigliato
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L'incendio del 21 aprile 2015 nella discarica di Scapigliato

Rosignano: nel giugno 2015 l’Arpat avvisò Rea: «Materiale non idoneo alla copertura». Benini: «Non conosco le società e gli indagati. I rifiuti? Autorizzati dalla Provincia»

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ROSIGNANO. Dunque, le cose stanno così. O qualcuno, dentro Rea, sapeva che il pulper che arrivava dalla Lucchesia non era adatto per ricoprire Scapigliato. O la Rosignano Energia era del tutto ignara di questo traffico organizzato - secondo la Dda di Firenze - da imprenditori, intermediari e gestori di impianti e che aveva al centro i rifiuti provenienti da due importanti cartiere. Ed allora azienda e Comune sarebbero vittime, parte lesa, di questo processo di "avvelenamento". Un po' come potrebbero esserlo quei contadini (non complici) che hanno visto i loro campi invasi da fanghi maleodoranti tra Peccioli, Palaia e Montaione. Ma su questo si dovrà fare piena luce.

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Smaltimento illegale. Intanto, l'indagine, dice alcune cose. E cioè che nella discarica di Rosignano, tra il 2013 e il 2015, sarebbero finiti rifiuti che dovevano essere smaltiti e non utilizzati come terre inertizzate di copertura con conseguente sottrazione del pagamento della ecotassa regionale. Rifiuti con codici evidentemente falsificati - sostiene chi indaga - perché carichi di idrocarburi e metalli.

L'ordinanza applicativa delle misure cautelari che ha visto sei arresti e 10 indagati (tra cui l’ex amministratore di Rea Impianti Lilia Benini), cita più volte la discarica gestita da Rea come terminale di questo traffico di rifiuti, insieme al termovalorizzatore di Terni e alla discarica A2A di Brescia. Nello specifico si ritiene che la società 3F Ecologia, che gestiva i rifiuti delle cartiere Lucart e Pieretti, abbia smaltito "rifiuti speciali anche pericolosi" per diverse migliaia di tonnellate qualificandoli come scarti di carta e cartone attribuendogli il codice Cer 0330307. Questi, destinati, dapprima a termovalorizzatori (come quello di Terni, appunto), sarebbero poi finiti anche alla Rea di Rosignano. Doveva essere terra di copertura per Scapigliato, erano rifiuti da smaltire che superavano - secondo gli investigatori - i normali parametri tra cui il cosiddetto Doc relativo al discioglimento del carbonio organico.

Il camion sequestrato e i rifiuti analizzati. Tra l'altro nell'ordinanza si cita un episodio del 13 gennaio 2015 in cui personale dell’Arpat di Pistoia ferma un autocarro della 3F Ecologia con un carico di rifiuti della Lucart destinati alla discarica di Scapigliato. Vengono fatte le analisi, viene sequestrato il veicolo ed il carico e se ne constata “l’inidoneità al trasferimento in discarica come terra di recupero trattandosi di materiale non inerte” a ragione del superamento dei limiti di idrocarburi e carbonio organico”. L’Arpat il 7 maggio 2015 effettua un controllo presso la discarica di Scapigliato effettuando un prelievo dal rifiuto che arrivava direttamente dalle cartiere Pieretti, attraverso l’ intermediazione della 3F Ecologia. I risultati delle analisi confermano la presenza di idrocarburi in concentrazione superiori a 500mg/kg nonchè i parametri indicatori di sostanze contaminate nell’acqua e nell’aria (Cod e Doc).

Quegli strani incendi. L’Arpat di Livorno il 15 giugno esprime “molti dubbi sull’idoneità di tale materiale per la copertura giornaliera”. C’è di più. Alti tenori di carbonio ed idrocarburi sarebbero responsabili di potenziali incendi. E la discarica di Scapigliato è stato teatro di incendi che hanno interessato la copertura il 28 marzo ed il 21 aprile 2015. L’inchiesta “Demetra”, che tra l’altro adombra un possibile collegamento di un’azienda di trasporto di rifiuti coinvolta con la Camorra dei Casalesi, vede interessata anche l’ex amministratore di Rea Impianti Lilia Benini. Che, interdtta dall’azione di impresa, dichiara la propria estraneità ai fatti.

La difesa d Benini. «Di tutta questa partita - afferma - io non conosco né le società coinvolte né tantomeno le persone raggiunte dall’ordinanza». Ma il pulper “taroccato”, come poteva arrivare a Scapigliato? «La copertura giornaliera è sempre stata regolarmente autorizzata dalla Provincia di Livorno», dice Benini. Che ricorda poi come, in seguito agli incendi della primavera del 2015 ed ai rilievi dell’Arpat, Rea abbia sospeso la copertura della discarica con quel tipo di materiale. Conferma che viene anche da Alessandro Giari, attuale amministratore di Rea Impianti, azienda che martedì scorso ha ricevuto la perquisizione dei finanzieri che conducono l’indagine. Giari, nell’esprimere sostegno e fiducia sull’operato della Benini, ricorda come da sempre Rea adotta percorsi specifici per il conferimento di ogni tipo di rifiuti all’interno della discarica, attraverso la cosiddetta “omologa”. Ed oltre ai controlli sul materiale - dice Giari - , effettuati preventivamente, in questi mesi Rea ha “potenziato un controllo random sui mezzi che scaricano a Scapigliato”. Un sistema a campione che ferma i camion ed esegue campionamenti sui rifiuti.

Il sindaco Alessandro Franchi conferma piena fiducia nella magistratura, manifestando “la propria stima all'ex amministratore unico Lilia Benini ed esprimendo un giudizio positivo nei confronti di una gestione societaria sempre improntata all'interesse pubblico”. «L'azienda, in particolare negli ultimi anni, - afferma Franchi - ha operato con grande attenzione gestionale dal punto di vista della trasparenza e dei controlli, nel rispetto di procedure tese alla qualità ambientale, per cui sono stati fatti e sono tutt'ora in atto processi di miglioramento, nell'ottica di tutelare la salute della comunità. In questa fase restiamo a disposizione della magistratura e auspichiamo che il lavoro degli inquirenti si concluda prima possibile, nell'interesse di garantire i servizi essenziali ai cittadini e alle imprese del territorio».

Mancini: commissione d’inchiesta. Intanto, però, tra le forze di opposizione c’è chi invoca chiarimenti urgenti. E Serena Mancini (5 Stelle) chiede l’istituzione di una commissione d’inchiesta.

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