Il Tirreno

Indagata un’amica di Florian fu lei a cederle il metadone

di Pietro Barghigiani

Il reato contestato dalla Procura dopo l’indagine dei militari è decesso per conseguenze di altro delitto Per l’accusa fu la giovane a consegnare la dose poi risultata fatale allo studente di Montescudaio

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PISA. Una serata trascorsa insieme con qualche eccesso. Poi i saluti. Prima, però, c’è stato un passaggio, di quelli che tra amici pronti ad alzare l’asticella delle esperienze diventano consetudine per fare gruppo. Lei ha dato a lui del metadone. E lui, Florian Gregor Schmidt, 19 anni, lo ha ingerito e dopo qualche ora è morto.

Tradotto nel codice penale quella cessione si è trasformata in un reato: morte per conseguenza di altro delitto.

Accanto all’accusa la Procura ha messo anche un nome. È quello di una ventenne, residente in provincia di Pisa, a cui viene contestato di aver passato la sostanza oppiacea che di lì a poco si è rivelata letale per Florian, residente a Montescudaio.

Nel giallo di Piazza dei Miracoli, dove il corpo dello studente dell’istituto Russoli venne trovato poco prima delle 7 dell’8 marzo scorso da una signora che stava portando a spasso il cane, gli inquirenti hanno tirato una riga definitiva.

L’autopsia, svolta dal dottor Luigi Papi, ha concluso attribuendo il decesso dello studente a un’intossicazione da metadone. La quantità dell’oppiaceo rinvenuta nel sangue per il medico legale è stata sufficiente a provocarne la morte.

All’amica di Florian è stato notificato l’avviso di chiusura delle indagini firmato dal sostituto procuratore, Giancarlo Dominijanni, atto che precede la richiesta di rinvio a giudizio, con l’accusa di morte per conseguenza di altro delitto.

Nei confronti della giovane non viene mossa l’accusa di aver lasciato da solo l’amico nel momento in cui si è sentito male per il metadone, né che fosse consapevole che la dose passata di mano avrebbe avuto esiti mortali.

La sua “colpa” è stata quella di aver consegnato la sostanza - gesto che già configura un reato - , la cui ingestione ha poi causato la morte dell’amico.

Nella ricostruzione dei carabinieri del nucleo operativo, la cessione della sostanza stupefacente è avvenuta nel corso della serata passata insieme tra i due giovani.

Quando poi si sono salutati per prendere ognuno la propria strada, Florian stava bene. E non è escluso che l’assunzione fatale del metadone sia avvenuta quando i due erano già lontani.

Il cuore di Florian (avrebbe compiuto 20 anni il 7 ottobre) aveva smesso di battere da poco quando il cadavere venne scoperto in Piazza dei Miracoli. Quel martedì di marzo la città si era svegliata sotto la pioggia. Il corpo bagnato dello studente - al quale a Montescudaio è stata dedicata una targa nel parco del paese - era stato trovato sul prato a ridosso della mura alla cui sommità si staglia la statua del leoncino. Nessun segno di violenza. L’ipotesi del malore prevalse su altre piste. E in due direzione si mossero gli inquirenti: attesa per l’esito dell’autopsia e capire con chi fosse stato il giovane tra la serata e la notte.

Mamma e fratello della vittima erano convinti che qualcuno sapesse. E avevano lanciato appelli pubblici con un’esortazione: «Chi sa, parli».

Gli investigatori dell’Arma per mesi hanno scavato nella vita dello studente, spirito libero e affamato di vita che quella sera aveva avvertito a casa: «Stasera non torno, dormo da un amico».

Non è stato facile risalire al giro di amicizie frequentato da Florian. E soprattutto fare luce nei rapporti tra consumatori di droghe leggere, numerosi tra le conoscenze di Florian, e vincere le naturali resistenze di chi non voleva essere coinvolto in un’inchiesta del genere.

Un filo esile che non si è mai spezzato. Fino all’identificazione della giovane accusata di avergli dato il metadone. Un gesto di amicizia che nell’inconsapevolezza della ragazza è diventato uno strumento di morte.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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