Attenzione
L’amore malato nel libro della Marini
ROSIGNANO. Un libro che nasce per porsi delle domande. Per cominciare a chiedersi che diritto ha un uomo di usare ed umiliare una donna. E che diritto ha una donna di permettere che le venga...
ROSIGNANO. Un libro che nasce per porsi delle domande. Per cominciare a chiedersi che diritto ha un uomo di usare ed umiliare una donna. E che diritto ha una donna di permettere che le venga perpetrata continuamente una violenza domestica. Un libro che si rivolge alle donne più giovani e a quelle più mature, per trovare - dove necessario - il coraggio di uscire dal tunnel del ricatto. Ma che è aperto anche agli uomini, «perché comprendano che essere diversi non significa essere migliori o peggiori, che chiedere scusa non è una debolezza e che la donna é una compagna con pari dignità, che sta al loro fianco durante un viaggio meraviglioso che si chiama vita». Un libro - intitolato "La lama invisibile" - che segna l'esordio letterario di Vanessa Marini. Classe 1969, originaria di Livorno ma residente da anni a Rosignano Solvay, impiegata in banca ma con una grande passione per la scrittura. Una scrittura che l'ha portata, quasi di getto, a pubblicare - grazie alla casa editrice Kimerik - il suo primo romanzo in pochi mesi. Un'opera che presenterà venerdì 23 settembre presso la libreria "La gaia scienza" al porto turistico Marina Cala de' Medici. «Un romanzo - ha spiegato - che nasce dal bisogno di assolvere a un obbligo di verità verso la generazione delle mie figlie. Di affrontare un argomento difficile come quello dell'amore malato che sfocia nella violenza psicologica. Non un romanzo autobiografico però, anche se ognuno mette un po' di sé in quello che scrive». Ambientato in Toscana, narra la storia di una donna durante un periodo lungo 20 anni. «Scrivere - ha sottolineato Vanessa Marini - è sempre stato il mio sogno nel cassetto. Negli anni cercavo però qualcosa da dire ed è grazie al mio lavoro in banca che sono venuta a contatto con diverse realtà familiari, con le tante sfaccettature di quella che generalmente chiamiamo violenza psicologica».
Dall'ascolto di tante storie quotidiane quindi alla sua storia. «Ad essa - ha aggiunto - hanno contribuito anche i drammatici fatti di cronaca nera, il mio senso di responsabilità di fronte a questi così come la superficialità con la quale, troppo spesso, ci permettiamo di giudicare». E ancora: «Quella psicologica è la più subdola delle violenze perché da fuori non si vede. Non si riconoscono i lividi, le ferite. Da dentro la relazione, tutto sembra normale fino a che la donna non comincia a respirare a piccoli sorsi, senza dare fastidio, chiedendo quasi scusa. A farsi zerbino, sempre presente quando serve, invisibile per il resto del tempo».
Elisa Pastore
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