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Mensa scolastica meno spazio ai gusti regole più rigide

Mensa scolastica meno spazio ai gusti regole più rigide

San Vincenzo, in vigore il nuovo regolamento del servizio L’assessora Favilla: «Abbiamo messo ordine nella gestione»

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SAN VINCENZO. «Abbiamo messo ordine a una gestione che stava rendendo difficile la gestione anche per le cuoche». Così l’assessora all’Istruzione di San Vincenzo Maria Favilla inquadra le nuove procedure per le diete speciali del servizio di refezione scolastica in vista del suono della prima campanella. Meno margini di manovra per seguire le scelte delle portate in base ai gusti individuali. È questo in sintesi l’impatto del nuovo regime.

Il regolamento comunale per gli interventi in materia di diritto allo studio è stato approvato nella seduta consiliare dello scorso 12 luglio. In particolare, è l’articolo 29 a occuparsi del tema diete personalizzate. Da tempo alla mensa di San Vincenzo si servono pasti differenziati e non solo per motivi sanitari. Pasti vegetariani, vegani o in linea con i dettami di una specifica religione. «Una scelta che qualifica il servizio e che è un segno di attenzione e sensibilità», sottolinea l’assessora Favilla.

Il nuovo regime si applica a tutti gli utenti del servizio di refezione scolastica, studenti e adulti, compreso i dipendenti comunali. In pratica, fatte salve le ragioni per motivi religiosi, etici o culturali che devono essere comunicate ad inizio anno all’ufficio Pubblica istruzione, è sul piano dei regimi legati allo stato di salute che la novità va ad incidere. “La richiesta della dieta personalizzata, sottoscritta da un genitore o da chi abbia la tutela del minore, deve essere fatta all’ufficio Pubblica istruzione”. Recita il regolamento, all’articolo 29. Ma se per i motivi etici, religiosi e culturali è sufficiente la presentazione di un’autocertificazione. Per le diete legate a motivi di salute è necessario seguire la procedura prevista dalla Asl in materia e comunicata alle famiglie dall’ufficio Pubblica istruzione”. Insomma, pasti in bianco al bisogno per un massimo di tre giorni consecutivi senza certificato medico, per periodi più lunghi servirà la prescrizione. Che invece è richiesta da subito per casi per esempio di intolleranze o allergie.

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