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Tomboli di Cecina, la tutela esclude di installare servizi igienici
Cecina, le spiagge a ridosso della pineta di Marina restano uno spazio protetto. Celati (Forestale): «Non sono previsti bagni fissi o mobili ed è giusto così»
CECINA. La parola d’ordine è preservare, integralmente. Prevenire contaminazioni e alterazioni. Anche quando a fruire della riserva biogenetica che si estende per diversi chilometri lungo la costa sono centinaia e, d’estate, anche migliaia di persone. Le stesse che a volte lamentano la carenza di servizi igienici. E sono in molti a dover preferire spazi aperti per i loro “bisogni” piuttosto che andare alla ricerca di strutture private, tra l’altro del tutto assenti in alcuni tratti di pineta.
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Non è raro, dunque, imbattersi in rifiuti organici lasciati a terra, in particolare nei punti meno esposti al transito dei visitatori e dei frequentatori della pineta. L’unico tratto in cui si possono facilmente raggiungere i servizi igienici è quello compreso tra Marina di Cecina e Vada, un tratto di lungomare che ospita diversi stabilimenti balneari. Nulla per diversi chilometri verso sud.
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Negli anni scorsi, l’amministrazione comunale, di concerto con il Corpo Forestale dello Stato, aveva sistemato alcune strutture mobili proprio nel tratto iniziale della pineta a Marina, nelle vicinanze del cancello d’ingresso alla pineta. «Sono strutture dall’impatto visivo molto forte – spiega il comandante della Forestale, Massimo Celati –, e non vedo come possano essere utili tre o quattro strutture di quel tipo in quel tratto, cioè vicino a Marina e agli stabilimenti». E, di nuovo, la parola d’ordine è rispetto.
Rispetto per la riserva biogenetica, rispetto per l’unicità dell’ambente naturale e le caratteristiche stesse del posto, che poco si conciliano con strutture igieniche, siano esse mobili che fisse. «Anche strutture fisse, in muratura, così come e, anzi, più di quelle mobili, comportano una serie di problemi di gestione che difficilmente si riesce a ipotizzare un’installazione simile. Al momento – continua Celati – non c’è alcuna iniziativa in questo senso e credo che sia giusto così. Si parla di una riserva naturale e non saremmo affatto d’accordo nel sistemare servizi igienici all’interno del foresta, all’interno di una riserva biogenetica che è un caso quasi unico per cui va trattata come tale». Che chiarisce: «La nostra è una gestione conservativa, rivolta alla tutela ambiente e della biodiversità e qualsiasi iniziativa va pesata con attenzione».
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Impatto visivo e difficoltà di gestione i motivi principali: le strutture mobili necessitano dell’ingresso di mezzi per lo svuotamento e la pulizia, quelle fisse di impianti fognari e strumenti adeguati. «Noi, dal canto nostro, svolgiamo una pulizia nei limiti del possibile, oltre all’attività svolta dalle cooperative e dai volontari. Cerchiamo di togliere, per esempio, i rifiuti lasciati a terra come plastica e carta, quelli che cioè non vengono buttati nei cestini. L’attenzione c’è ed è quotidiana».
Un’attenzione che aumenta nel fine settimana quando la pineta è più frequentata e quando in tanti cercano di fare meno passi a piedi e non si fermano neppure di fronte alla mancanza di stalli per le auto, parcheggiando sul lato mare, in zona vietata.
«Il nostro invito, soprattutto in questa fase considerata di grave pericolosità per il rischio incendi – conclude il comandante Massimo Celati –, è di parcheggiare le auto nelle zone adibite a parcheggio, evitando ingorghi che potrebbero rendere difficili le operazioni di sicurezza, per esempio in caso di incendio».
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