Sicurezza
L’indio e il gabbiano una favola di mare
Dalle Ande a Vada dove ha soccorso il volatile Ora è inseparabile da Cipì che lo segue ovunque
ROSIGNANO. Il volto indio, i lunghi capelli bianchi, i tatuaggi sulla pelle color ocra, uno sguardo magnetico. Nelle vene il sangue dei Mapuche, popolo del Cile centrale. Guerrieri leggendari, in grado di resistere per centinaia di anni alla conquista dell’impero inca prima e dei conquistadores poi. Ma anche etnia in simbiosi totale con la natura e il cui nome, Mapuche, significa letteralmente “popolo della terra”.
Un personaggio del genere ti aspetti di trovarlo in un villaggio sulle Ande, magari proprio a Inti, 4200 metri di altitudine, dove è nato 46 anni fa. E invece no. Luis Del Transito in questi giorni lo hanno notato in molti a Vada. E non è tutto. Perché sulla spiaggia vicina al pontile Luis, da tutti conosciuto come Tato, si sta prendendo cura di un cucciolo di gabbiano caduto dal suo nido e trovato moribondo in battigia. L’ha chiamato Cipì, come il titolo del romanzo di formazione di Mario Lodi. L’indios e il gabbiano, un titolo perfetto di una favola estiva che mette insieme i monti tra i più alti del mondo e il mare.
Una doppia storia di adozione e un legame tra uomo e natura quasi magico. «Sono nato in un villaggio a 4200 metri di altitudine e cresciuto praticamente senza genitori. Negli anni ’70, poi, in Cile c’era il regime di Augusto Pinochet. Con mio fratello abbiamo vissuto per anni in una sorta di buca, vivendo con il terrore di essere scoperti e uccisi. In strada dovevamo vivere di espedienti per superare la giornata – racconta Tato -. Sono stato molto in orfanotrofio a Quinta de Tilcoco fino a quando, a 7 anni, la famiglia Guidi di Pontedera ha adottato me e mio fratello». Tato dorme per la prima volta in un materasso e indossa il suo paio di scarpe. L’Italia diventa il suo paese, dove si fa una famiglia e trova un lavoro come autista e magazziniere in un’azienda pisana. Ora vive a Forcoli e a Vada trascorre le vacanze estive.
Nei primi giorni di agosto, poi, trova per caso, a pochi passi dal pontile, un cucciolo di gabbiano. «Era in fin di vita, probabilmente una mareggiata aveva colpito il suo nido e lui, a fatica, era riuscito a galleggiare fino a riva. Ho chiamato la Lipu a Livorno e ho chiesto informazioni su come aiutarlo – racconta l’uomo -. Ho iniziato a nutrirlo con dei piccoli pesci, praticamente sono diventato una sorta di mamma per lui. Adesso convive nel giardino di casa con un gatto e due porcellini d’india. E anche in spiaggia va d’accordo con i cani che incontra. Sto aspettando che diventi abbastanza grande e in grado di volare». Nel frattempo Tato porta ogni giorno Cipì al mare.
Il gabbiano sta all’ombrellone vicino al suo salvatore. E lo segue quando va in acqua. Il loro è una sorta di balletto magico: l’uccello marino si lascia sollevare a pelo d’acqua dall’uomo delle Ande trapiantato in Toscana e apre le ali, accenna un movimento poi torna a tuffarsi con lui. E torna a riva, tra lo stupore e l’ammirazione delle persone, molti dei quali bambini.
«In molti ci guardano con curiosità, è vero. Non capita di vedere un indio e un gabbiano fare il bagno al mare – dice ridendo Tato -. Per me prendermi cura di questo cucciolo di gabbiano è stata una cosa naturale. In Cile lo stato brado è riconosciuto dallo stato e ci sono delle leggi che obbligano le persone a curare gli animali feriti prima di lasciarli andare. Quello che sto facendo con Cipì. Per me, però, è qualcosa di assolutamente naturale, mi scorre nelle vene».
Così come lo spirito guerriero dei Mapuche. Luis Del Transito Guidi, detto Tato, è stato per anni un campione internazionale di sport da combattimento. Un guerriero sì, ma in totale simbiosi con il cucciolo salvato da morte certa.
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