Attenzione
«È una scelta per aprirci al territorio»
Bibbona, parla il rappresentante della nuova associazione islamica. Rugo annuncia un’interrogazione
BIBBONA. «È un luogo di ritrovo. Chi vuole può venire a trovarci e parlando sarà l’occasione per conoscerci». Così il vicepresidente dell’Associazione culturale unione Bibbona Lekbir Bousselham, da 10 anni residente nel borgo, che prova a stemperare il clamore dopo l’inaugurazione della sede della neonata associazione nella strada principale del borgo, in via Vittorio Emanuele.
«A Bibbona non ci sono mai stati episodi di intolleranza. La scelta di dare vita all’associazione è anche un modo per aprirci al territorio – sostiene –. Non abbiamo niente da nascondere. Siamo 12 persone, tra i 18 e i 40 anni d’età, e il locale è adatto alle nostre esigenze. Non siamo un centro di cultura islamica ma una piccola realtà che vuol far conoscere la propria cultura d’origine, per esempio partecipando alle feste paesane».
Prende atto dell’apertura della sede dell’Associazione Massimiliano Rugo. «In tutta evidenza sia l’amministrazione comunale che i promotori del Centro culturale islamico si sono ben visti dall’invitare o quantomeno informare la rappresentanza consiliare del gruppo di opposizione, probabilmente anche per il ruolo di dirigente locale di Fratelli d’Italia che ricopro». E annuncia una interrogazione al sindaco di Bibbona sulla situazione igienico sanitaria degli immobili affittati e dati in uso nel centro storico e sul censimento di tutti gli stranieri presenti. E aggiunge: «Trasmetterò al consigliere regionale Giovanni Donzelli tutta la documentazione al fine di istruire una eventuale interrogazione al presidente della Regione Toscana sulle condizioni delle donne straniere presenti in tutta la regione».
Questa la fotografia che Rugo fa di Bibbona. «C’è una folta comunità islamica i cui primi membri ben integrati e degni di rispetto, si sono stabiliti sul territorio oltre 30 anni fa». Ma la realtà «è fatta di una gestione politico amministrativa totalmente priva di controllo, con un sindaco incapace di monitorare il proprio territorio, dove il centro storico è diventato terra di nessuno, dove con disinvoltura in corrispondenza di una griglia fognaria si sgozzano i capretti sulla pubblica via, dove si installano precariamente antenne paraboliche sulle finestre e infissi in alluminio sulle porte di casa, tutto questo è avvenuto negli ultimi due anni». «Un centro medievale occupato da un invasore saraceno poco incline ad integrarsi alle buone maniere, perlomeno quelle igieniche. Un governo locale che non ha contezza di quanti immigrati irregolari siano presenti dentro immobili talvolta fatiscenti». E conclude: «L’inaugurazione del centro culturale islamico è un evento nel quale tutta la popolazione è stata invitata a festeggiare e a bere té tradizionale tra i tappeti arabi, una popolazione che tuttavia si è accorta da subito dell’assenza delle donne, quelle islamiche intendo, di loro ovviamente nessuna traccia». (m.m.)
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