Finanza
Nel borgo c’è un centro islamico
Bibbona: le reazioni dopo l’apertura della sede della neonata associazione culturale Unione Bibbona
BIBBONA. Chi ha i nervi tesi è già in allarme. Apre l’Associazione Culturale Unione Bibbona. All’ingresso del borgo, nella strada principale. Via Vittorio Emanuele 60. E subito dalla diffidenza per il diverso, anche se da anni incrocia le nostre strade, frequenta gli stessi negozi e locali del borgo, si passa alle associazioni di idee. Dalla cultura islamica c’è chi si spinge verso l’intolleranza e il pericolo terrorismo. È un attimo.
A spegnere gli ardori ci prova il sindaco di Bibbona Massimo Fedeli: «Con i tanti locali vuoti in paese hanno scelto una sede nella via principale e a fianco del Circolo Arci. Qui è davvero difficile che riescano a passare inosservati». La sede dell’associazione, inaugurata nel dopocena del 19 agosto, è un fondo commerciale dismesso. In passato lì si vendevano bigiotteria e oggettistica. Un locale di circa 25 metri quadrati, un piccolo bagno e una stanza di dimensioni analoghe alla prima. Tanti, con le proporzioni che si devono per un borgo che in estate si proietta sulla frazione balneare di Marina di Bibbona, hanno osservato la scena seduti ai tavoli del circolo Arci. Del resto, a separare gli ingressi c’è giusto una rivendita di pane e a quell’ora è chiusa.
Ai recapiti telefonici della neonata associazione nessuno risponde. Parte la voce dell’operatore della compagnia: “Il cliente chiamato non è al momento raggiungibile, se desidera...”. Anche all’interno del Circolo Arci non c’è molta voglia di parlare. Qualche lapidario: «Il sindaco e la sua giunta hanno fatto una grande c.». Altri che non ci vedono niente di straordinario e aspettano di inquadrare i nuovi vicini. Chi si è affacciato al taglio del nastro della sede dell’associazione racconta di bibbonesi che sono entrati per portare un saluto e condividere una tazza di tè. Tra questi il sindaco Massimo Fedeli e il maresciallo della locale stazione dei Carabinieri, Mario Caramelli.
Alla porta della sede campeggia il logo dell’associazione che richiama alla fratellanza, le mani di un bianco e di un uomo di colore che si stringono e sotto le ali di un libro, immaginiamo la sacra scrittura. Quali siano le attività della neonata Associazione non è dato sapere ma è difficile che quella piccola stanza possa essere usata come un centro di preghiera.
«I membri sono tutti residenti di lungo corso a Bibbona – dice Fedeli –. Alcuni ci vivono da più di dieci anni e sono inseriti nel tessuto produttivo locale, chi nell’edilizia, chi in aziende vitivinicole o in agriturismi. Si tratta di persone che svolgono un’attività autorizzata e regolare ed è positivo che lo possano fare alla luce del sole, uscendo fuori dall’anonimato, specie in questo momento storico». Gli iscritti sono una ventina, quasi tutti di origine magrebina, ovvero Tunisia, Algeria o Marocco. Dalle fila dell’opposizione è il capogruppo di Responsabilità civica Massimiliano Rugo a gettare acqua sul fuoco di chi vede nella novità un’occasione per rinfocolare tensioni e polemiche. «Non c’è niente di straordinario. Faremo i controlli che eseguiamo per tutte le associazioni del nostro comune».
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