Il Tirreno

Costruisce scuole all’altro capo del mondo

Costruisce scuole all’altro capo del mondo

L’impegno di Massimiliano Mannucci per il Nepal, devastato dal terremoto del 2015

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SAN VINCENZO. C’è il suo nome all’ingresso della scuola pitturata di fresco. Massimiliano Mannucci. Ed è in buona compagnia il sanvincenzino di 43 anni che ha scelto di prendersi cura di uno spicchio di Nepal. Una terra lontana migliaia di chilometri che ha incontrato in tutto il suo fascino e la sua fragilità nel 2014 per poi immaginarne la devastazione dei terribili terremoti del 25 aprile e il 12 maggio 2015. «Ho visto le foto degli effetti delle scosse dei terribili terremoti, che hanno distrutto un terzo del Paese e devastato Kathmandu e la sua valle – dice –, mi sono sentito incredulo e impotente». E ancora: «Mi sono chiesto che cosa avrei potuto fare io per quel popolo così modesto, mite e gentile. Appena è stato possibile mi sono messo in contatto con gli amici e conoscenti ancora a Kathmandu per capire meglio come era la situazione».

La scintilla della solidarietà. «Ho deciso di fare qualcosa quando ho visto Ramesh, che vive a Gorkha, un villaggio vicino a Kathmandu, lui ha una piccola agenzia di cargo e spedisce merci in tutto il mondo, insieme ad altri volontari che stavano ricostruendo con le proprie mani la scuola elementare del paese, epicentro del sisma, dove la maggioranza delle strutture è stata danneggiata o distrutta». Quella scuola adesso è tornata a vivere. Mannucci lo ha verificato di persona la scorsa primavera, quando è tornato in Nepal per controllare i risultati del suo impegno e portare nuovi aiuti.

«Quando Ramesh e gli altri volontari hanno ricevuto un po’ di denaro proveniente dalle donazioni, hanno acquistato materiale per ricostruire una parte vitale del villaggio e la scuola che anche i loro stessi figli frequentavano». E aggiunge: «Quando sei lì hai la sensazione di aver fatto davvero poco. Intorno hai un paesaggio devastato».

Che cosa spinge un uomo di 43 anni ad impegnarsi in prima persona e chiedere apertamente di donare soldi per questa causa? «Non ho motivi religiosi e neppure politici. Lo faccio per i bambini, quelli che ho incontrato nei miei viaggi e i tanti che non ho neppure incrociato». Ossigeno è il nome del progetto di raccolta fondi lanciato da Mannucci che l’anno scorso, grazie ad alcune donazioni, ha permesso di contribuire alla ricostruire della scuola elementare del villaggio di Raluka, nella regione del Nuwakot. Inoltre, con parte delle donazioni sono stati acquistati indumenti invernali per 500 famiglie di Ghorka e supportate le attività della Ong nepalese Heartbeat, che fornisce a circa 60 bambini di strada di Kathmandu cibo, educazione e un riparo per la notte.

Il bollettino di quei tragici giorni del 2015 è di circa 9.000 nepalesi morti, 20.000 feriti e quasi 700.000 famiglie che avevano perso tutto quel poco che avevano. E la devastazione del terremoto è ancora lì, sotto gli occhi di tutti. Ancora oggi. «Chi l’anno scorso ha contribuito sa che i suoi soldi sono realmente pervenuti a chi erano stati destinati e ha potuto constatare che abbiamo realizzato i progetti che ci eravamo prefissati, come ho potuto constatare nell'aprile scorso quando sono tornato in Nepal naturalmente a mie spese».

Il nuovo obiettivo è quello di ricostruire tre aule della scuola elementare Sundaradevi del villaggio di Tupche, nella regione del Nuwakot, la parte maggiormente colpita dal terremoto del 2015. Perché ricostruite le scuole? «Cerchiamo di aiutare i più deboli, i più piccoli e le loro famiglie in modo che chi ha perso la propria possa trovare nella scuola una protezione, un rifugio, una guida, cosicché la scuola diventi un punto di riferimento per tutta la comunità». Sulla piattaforma di crowfounding www.produzionidalbasso.com è attiva la raccolta fondi “Ossigeno una scuola per Tupche” con tutte le indicazioni per effettuare una donazione.(m.m.)

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