Il Tirreno

«Ha aggredito mia figlia e adesso è già libero»

di Manolo Morandini
«Ha aggredito mia figlia e adesso è già libero»

Revocati gli arresti domiciliari disposti a seguito della denuncia di una ventenne L’allarme della mamma: «Ora rischia di trovarselo davanti in ogni momento»

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ROSIGNANO. «L’aggressore di mia figlia è libero». La paura dà voce alla rabbia. Quella di una madre angosciata per il tunnel in cui è precipitata sua figlia. Irrompe, nonostante la fatica di ricostruire un quotidiano stravolto da quelle attenzioni ossessive, un modo di fare volgare e violento sfociato in un tentativo di approccio sessuale rifiutato. Sconvolta, la ventenne studentessa dell’Istituto musicale Mascagni, residente nel Cecinese, non si è tenuta dentro quell’episodio, accaduto alla fine di giugno, che l’ha vista, suo malgrado, protagonista. Una volta raccontato l’accaduto ai genitori ha trovato la forza di presentare denuncia ai carabinieri. Che hanno subito messo sotto i riflettori l’uomo, un operatore manutentore che lavora all’Istituto di Livorno, luogo dove - secondo quanto ricostruito dagli inquirenti - si sono verificati i fatti. Il primo risultato è stata un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal giudice del Tribunale di Livorno che ha disposto gli arresti domiciliari nei confronti del cinquantaquattrenne residente a Livorno. «Abbiamo ricevuto la notifica che l’uomo è tornato libero – dice la donna –. Gli arresti domiciliari sono stati tramutati nell’obbligo di firma».

Nessun colpevole in questa fase. Eppure, chi ha trovato la forza di esporsi e denunciare si sente abbandonato. «Niente da dire sull’operato dei carabinieri che da subito le sono stati vicini e hanno svolto il loro lavoro con sensibilità – afferma la donna –. Adesso la scuola è chiusa, ma a settembre riapre. Con quale animo dobbiamo vivere sapendo che quell’uomo che sa tutto di mia figlia e che lei potrebbe trovarselo di nuovo davanti?».

Il cinquataquattrenne attualmente risulta sospeso dal lavoro. «Mia figlia ha trovato il coraggio di parlare dopo notti in cui la paura le ha tolto il sonno. E di urla improvvise. Ho ben presente quello che ha passato. E non ho pace al pensiero che lui sa tutto di lei. Magari non è un violento, ma potrebbe essere accecato dalla rabbia. Abbiamo anche il timore che il giudice lo riammetta al suo posto di lavoro da cui per adesso è sospeso. Se è scattato il provvedimento dell’arresto domiciliare le parole di mia figlia devono aver trovato dei riscontri altrimenti sarebbero state le sue contro quelle di quell’uomo».

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