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Referendum: incontri e banchetti il no si mobilita

Referendum: incontri e banchetti il no si mobilita

ROSIGNANO. Giacomo Luppichini, Annalena Mazzi, Patrizia Cotta Ramusino e Gianfranco Montagnani (sopra nella foto), per dire no a questa riforma costituzionale. Quella che Maurizio Viroli, docente di...

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ROSIGNANO. Giacomo Luppichini, Annalena Mazzi, Patrizia Cotta Ramusino e Gianfranco Montagnani (sopra nella foto), per dire no a questa riforma costituzionale. Quella che Maurizio Viroli, docente di teoria politica all'Università di Princeton, definisce una "schiforma", fatta cioè per la casta e non per gli italiani. I quattro in rappresentanza di un comitato, nato a marzo scorso e cresciuto fino ad oggi, che racchiude l'Anpi, Libertà e Giustizia, Sel, Rifondazione Comunista, Possibile, Sul e Sinistra per Castagneto e che lancia una serie di iniziative per tenere alta l'attenzione sul referendum di novembre e, soprattutto, sulle ragioni del no. «Raccolte già 2.000 firme su scala locale - ricordano - partiamo con l'handicap di non avere finanziamenti per fare campagna elettorale».

Per questo il No vuole colmare il gap col "Si" promuovendo iniziative e aprendo banchetti fra la gente. La prima sarà proprio con Viroli, l'8 settembre a Villa Celestina di Castiglioncello. Poi il 18 settembre la Festa dell'Anpi a Guardistallo con l'intervento (dalle 16 alle 19) di Livia Menapace. Quindi il 19 a Donoratico, piazza della Stazione, incontro con Tomaso Montanari, docente universitario e vice presidente di LeG.

Perché No? «Primo, il nostro è un no che ci caratterizza, assai diverso da quello del centrodestra - dicono Mazzi e Montagnani - vogliamo fare sentire la nostra voce perché siamo schiacciati tra il Sì di Renzi e del Pd, ed il No della destra». «Riteniamo questa riforma sbagliata - parla Cotta Ramusino - anche perché genera confusione nei rapporti tra enti. E’ stato fatto un discorso di costi, non di servizi. Le Province, per esempio, sono già enti di finanza derivata ma certe competenze che avevano rimangono e non ci sono i soldi. Si renderà necessario costituire altri enti sovracomunali. E così nuovi costi».

Giacomo Luppichini ponte l’accento su un aspetto poco dibattuto di questa riforma, l’art.78, relativo alla dichiarazioone di guerra. «Sarà ratificata da una sola camera a maggioranza assoluta che, con il sistema elettorale riformato, significa che di fatto lo stato di guerra è votato da un partito, o addirittura da una lista».

Convince assai poco, il fronte del no, anche il discorso dei minori costi. «Secondo la Ragioneria di Stato si tratta di 50 milioni”, ricordano. Così come il fatto che i senatori conservano l’immunità parlamentare. «Il messaggio che passa - dice Montagnani - è che con questa riforma si risparmia perché si tagliano i senatori. E si cambia. In realtà non è così. «Noi vogliamo parlare ai cittadini nel merito di questa riforma, parlare non per slogan come fa Renzi, ma di contenuti. E questa riforma stravolge la Costituzione, non la migliore».

Da qui a novembre il comitato del No annuncia un autunno caldo con iniziative e mobilitazione nelle piazze.(a.r.)

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