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Muore ex operaio Solvay, disposta l’autopsia

Muore ex operaio Solvay, disposta l’autopsia

Amianto: deceduto il 2 agosto, il figlio aveva presentato un esposto. Il Pm ha fatto eseguire l’esame

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ROSIGNANO. Morto il 2 agosto scorso. Per trent’anni aveva lavorato in Solvay, nel reparto del’acqua ossigenata e al Ck (Cracking). Il figlio ha presentato un esposto alla Procura della Repubblica di Milano. Gli atti sono passati alla Procura di Livorno e il pubblico ministero ha disposto l’autopsia. Che si è svolta lunedì scorso. Si cerca di capire se l’ex operaio dello stabilimento Solvay sia deceduto per una patologia legata all’esposizione di amianto.

La vittima è Umberto Ascanio Bertini. E’ stato il figlio Giovanni a denunciare la morte sospetta del padre che, dal 1961 al 1992, ha fatto l’operaio in fabbrica, in diversi reparti. Assistito dall’avvocato Ezio Bonanni che patrocinia altre cause per vittime da esposizione all’amianto, Bertini vuole conoscere le cause della morte del padre. L’8 agosto, disposta dal sostituto procuratore Anna Rita Coltellacci ed eseguita dal medico legale David Forni dell’Istituto di Medicina Legale di Pisa, è stata eseguita l’autopsia.

In un comunicato a firma dell’Ona (Osservatorio Nazionale Amianto) si afferma che “secondo la versione del figlio della vittima, l'esame autoptico avrebbe confermato la diagnosi di mesotelioma”.

«Continuerò per tutta la vita a chiedere giustizia per la morte di mio padre perché chi ha provocato la morte di mio padre non può rimanere impunito. E' inaccettabile che in un Paese civile ci siano tutti questi morti per infortunio e per malattie professionali, senza che ci sia un solo responsabile in carcere, nonostante migliaia e migliaia di morti, almeno 6mila ogni anno, solo per esposizione ad amianto», dichiara Giovanni Bertini all’Ona.

«Certamente l'Ona non arretrerà - dichiara Massimiliano Posarelli mella nota dell’Ossevatorio - , figlio di Romano Posarelli, deceduto per tumore polmonare, dopo una vita di lavoro in Solvay».

«L'Inail - spiega l’Ona - ha riconosciuto l'origine professionale della patologia del padre Romano, e gli ha pure rilasciato la certificazione di esposizione ad amianto». «Ma ciò non è sufficiente - continua Posarelli - perché vanno individuate le altre responsabilità e soprattutto vanno attivati strumenti di prevenzione secondaria e di tutela delle vittime e dei familiari».

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